09 Settembre 2017

Pubblicato da Dottor Nuvola il

Spesso accade che quando ti lasci andare agli eventi senza troppo pensare arrivano le cose belle, come questa mattina in dialisi che ci ha regalato tanta commozione, una commozione appesa a tanta sofferenza: in una stanza si attendeva il grande passaggio, nell’altra il risveglio dal tanto torpore e sofferenza attraverso vecchie canzoni, lacrime, sorrisi… Grazie alla vita per il qui ed ora che mi è stato donato…Grazie Pasticca

Caramella

 

Il turno inizia a casa, mentre preparo con la solita accuratezza le cose da portare e per vestire la mattina dopo. Questa volta avevamo deciso con Caramella di portare qualche strumento/oggetto musicale in più da portare soprattutto in psichiatria. Nel frattempo alle 11 di sera ho provato a spezzare certi schemi proponendo a A. alcune delle interazioni che facciamo in ospedale. Lo stupore, il cambio di umore e l’espressione “da 10!” hanno dato un piccolo senso a questo tentativo. La mattina iniziamo a interagire con una sala prelievi ben gremita entrando con lo spirito della prima volta, del primo turno”: “saprò essere all’altezza? Saprò aiutare le persone che incontro a scoprire un po’ di leggerezza e prendermi un poco cura di loro in quei pochi minuti?”

Alcuni volti ci accolgono con un sorriso, qualcuno si abbassa…. Incontriamo diversi bambini con cui soprattutto Caramella si ferma per una piccola magia, qualche palloncino e un po’ di bolle. Per tutto il turno ci intrecceremo, ci supporteremo e ci divideremo a seconda della situazione e della esigenza. Viene naturale e non dobbiamo chiederlo o chiamarci per questo. Io mi soffermo maggiormente con una coppia in attesa di un bambino e a lui, con lo stesso nome di mio figlio, fo il test di propensione al gioco. Oltre il loro divertimento e il loro coinvolgimento è molto bello vedere l’influenza sulle persone attorno fino ad arrivare alla loro partecipazione.

E tempo di spostarsi verso dialisi, dove alcune situazioni sono molto critiche. E. in particolare è stata riportata per volontà del figlio ma data la sua volontà di interrompere la dialisi il percorso è ormai segnato. Ci soffermiamo nella stanza accanto dove B., fuori turno standard, ci chiede come al solito di Nuvola prenotando un bel nocchino quando lo vedessimo, ma anche lui non sta bene: quarto ricovero a Careggi per complicazioni. Lui che è sempre così gioviale lo vediamo affaticato e un po’ stanco di combattere. Qualche carezza con lui, una infamata a un amico juventino che lo aveva chiamato al telefono mentre una signora “di passaggio”, non di origini italiane, che faceva la dialisi li temporaneamente mi chiede se la chitarra è per bellezza o la suono per davvero.  Allora intoniamo una prima canzone col supporto e la partecipazione anche del personale, constatando che molti iniziano a partecipare e hanno voglia di un po’ di musica. Un’infermiera viene a interromperci perché di la “si sta morendo” allora finisco la canzone piano piano e interrompo con grosso rammarico di tutta la stanza. Allora l’infermiera della stanza chiude la porta, ci invita a continuare e riprendiamo su richiesta di tutti: inserisco a Pasticca il programma Juke box e via…. B. ci segue compiaciuto. Ad un certo punto vedo un signore che sembrava assorto a sonnecchiare o con lo sguardo duro verso la finestra, gli vedo muovere le labbra e poi canticchiare sottovoce. Mi avvicino a lui e così posso constatare la sua partecipazione, la sua voglia e piacere di cantare, condividiamo qualche sua richiesta, compresi i Pooh, ed a un certo punto la sua contentezza si trasforma in commozione e qualche lacrima. Le mani si incrociano in una carezza profonda sulla pelle dura e rugosa, ci guardiamo e riprendiamo. Quando passiamo a Gino Paoli con la coda dell’occhio vedo che anche B. sta cantando e l’infermiera che aiuta me e Caramella a supportare questo momento. Esco dal reparto con la riflessione delle persone che hanno un percorso segnato, possono solo impegnarsi per vivere al meglio e il più a lungo questo lasso di tempo con fatiche, dolore  e molta pazienza, altre che invece potrebbero avere tutte le possibilità aperte a non ce la fanno. Alla fine tutti abbiamo un tempo determinato a disposizione ma se non abbiamo problemi tendiamo a credere che sia infinito. I dolori e le sofferenze sono poi in rapporto alla nostra percezione: persone che hanno scalato montagne e sembrano fresche come una rosa, altre che hanno dovuto fare 5 scalini e si lamentano dell’ostacolo insormontabile. E’ tutto relativo. Come avevamo previsto ci indirizziamo verso psichiatria cercando di dedicarle un po’ più di tempo e provare nuove tecniche di interazione. La situazione però non è delle migliori, molte persone assorte o no desiderose di scambiare con noi, altre forse non in grado.

Caramella si sofferma in sala pranzo con A., sempre intenta a mettere in ordine i propri ricordi, scrivere qualcosa e soprattutto disegnare. A me ricorda un po’ Alda Merini. Caramella si sofferma con lei e io con una signora con cui provo a lavorare con gli strumenti. Dopo qualche timido tentativo prevale però la sua voglie ed esigenza di parlare, di raccontarsi e quindi resto in ascolto. Visto che uno dei 2 suoi hobby preferiti sono ascoltare musica iniziamo a cantare invece che suonare quelli oggetti: anche Caramella e A. spesso si uniscono e a richiesta non possiamo non impegnarci in 2 brani di Renato Zero, grande amore di A. Ad un certo punto sento che A. e Caramella stanno canticchiando “Rose rosse” e allora mi inserisco con la chitarra e alla fine ad A. cadono alcune lacrime per i ricordi che evocano questa canzone. Passa per fumare un ragazzo che non ci aveva considerato e che avevamo visto in camera senza desiderio di interagire, quando viene via dalla terrazza sofferma lo sguardo sulle cose sul tavolo, gli porgo qualche oggetto e la sua ritmica è molto più spinta rispetto a quella provata da noi fino ad ora.  Quando gli porgo il tubo del mare e gli spiego come funziona lui inizia a sperimentare e ad un certo punto lo sguarda da assente e duro diventa presente e compare anche un sorriso. I suoni e la musica hanno un potere incredibile.

I racconti e le condivisioni anche di questa mattinata mi inducono ad un’altra riflessione: quello che facciamo, quello che fa la sanità e la società, troppo spesso non risolve il problema delle persone, non ne ha cura fino in fondo, ma troppo spesso le tiene a galla per anni, senza intervenire alla radice della sofferenza, lasciandole in questo limbo di vita non vita, di non autosufficienza o vita a metà. E’ ora di pranzo, ce ne andiamo canticchiando, anche questa volta ci è stato dato tanto: I migliori anni della nostra vita……

 

Pasticca

Categorie: Blog

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