16 Gennaio

Pubblicato da Dottor Nuvola il

Le mani fredde

hanno il calore

di un camino acceso,

ti danno l’abbraccio

negato dalla quotidianità.

 

Lo sguardo,

perso nella stanza,

non impedisce l’incontro immediato

e di riconoscerci ancor prima di chiedere

“come stai Romano”?

 

Un po’ di parole sui nostri giorni sospesi

non sono altro che il ponte

per distogliersi da quel giro di sangue

e iniziare questo piccolo viaggio assieme

fatto di parole, silenzi e qualche antica carezza…

 

“Mi fai Fabrizio”?

 

Il cambio agli armadietti, il naso rosso, qualche magia e palloncini nella borsa, la piccola chitarra e mi avvio per a salire le scale cercando di essere anche la spalla di me stesso.

La sala prelievi non è piena e molti sguardi sono chiusi e calano verso il pavimento o un giornale. Qualche saluto, un breve gioco con un bambino e mi fermo con una anziana signora, accompagnata da sua figlia, che deve fare dei controlli per una brutta infezione alla gamba. Non è un caso che con loro ci troviamo a parlare di assistenza agli anziani, ai familiari malati o infermi e di un sistema che scarica quasi esclusivamente sulle famiglie questo peso: il peso e la gioia di “prendersi cura” dell’altro… Un bacio di saluto alla anziana signora e mi soffermo con una giovane coppia “in attesa”:  solo 3 mesi, ma il bambino si fa ben notare dalla pancia…. Anche qui un po’ di parole e qualche gioco soprattutto con il padre per prepararlo a quella che spero sarà una parte importante del rapporto con il figlio. Quando sono entrato nella sala prelievi hi pensato “Mah! Qui da come si mette la situazione va a finire che finisco il turno un’ora prima”!…. invece alla fine il tempo mancherà e gli incontri saranno veramente tanti.

Un saluto agli amici del bar e passando mi trovo a soffermarmi ala sala di aspetto di cardiologia con 8-9 bambini che  cercano di far passare il loro tempo accanto ai genitori. Iniziato qualche gioco con loro il primo sguardo sorridente è quello dei genitori ed in particolare del padre di una bambina dolcissima e timida che nascondendosi dietro il velo dei suoi occhioni inizia a sorridere senza voler mai dire il suo nome. Qualche bambino più scatenato da tenere a bada, ma alla fine tutti sono  coinvolti nel gioco;  dopo un po’ di minuti li lascio a malincuore per recarmi verso il reparto dialisi. Oggi molte parole con tanti, al contatto con i primi anche gli altri si svegliano piano piano dal torpore e iniziano a cercarti. Oggi Pasticca si deve davvero dividere davvero in tante pasticche per dare retta a tutti. Qualche scherzo  d’amore e gelosia con Mirella, con la quale scopriamo qualche nuovo vecchio pezzo di repertorio musicale. La cosa più bella è quando l’arcigna Eleonora inizia a cantare anche lei: la musica ha questo potere di passare i nostri tanti livelli di corazza e andare direttamente all’anima. Anna e Giuseppe danno man forte e, nonostante il primato in classifica del Napoli,  Giuseppe partecipa anche al coro di “alè Fiorentina”…..

Da solo il tempo decuplica per dar conto a tutti e alle richieste di relazione, mi dirigo così nella stanza di Paolo, Vanda, Sabrina e Romano: mi fa piacere vedere Paolo più in forma dopo molti mesi veramente giù, ma dopo un po’ di buone parole lo lascio a seguire Focus con le sue cuffie e mi trattengo con Sabrina, Romano e questa volta anche con Vanda. Oggi però non chiedevano attenzione  solo i malati, ma anche il personale si trova ad aprirsi a qualche ferita e difficoltà e anche questo merita il suo tempo. Positivo che alla fine anche qui l’umore e la disposizione dello stato d’animo cambi: quel poco che possiamo fare. Bello vedere tante spille di M’illumino attaccate sulle giacche degli infermieri. Segno di una condivisione di ciò che stiamo facendo.

Scendendo le scale incontro Ezio con sua figlia (una signora, non una bambina) che quando mi vede fa: “ci vorreste voi per farla sorridere un po’, non ride mai”!… Lei i guarda con lo sguardo di chi ti dice “non fatemi perdere tempo, tanto non serve a niente”!…. Allora saluto Ezio con affetto e prima di lasciarlo gli fo suonare la pancia col trucco degno dei grandi maghi! Sonora risata della figlia che lo sfotte un po’ e me ne vado verso psichiatria con questi sorrisi in sottofondo. L’entrata in psichiatria sembra di quelle “vuoto attorno a me”. Mi fermo nella stanza di una ragazza di pochissime parole, appoggio gli “strumenti” e le chiedo il permesso di soffermarmi con lei. Lei risponde a monosillabi ma col sorriso e quindi proviamo a stabilire un dialogo. Dopo un po’ arriva la signora “ballerina” che avevamo incontrato anche la vigilia di Natale. Allora sfruttando la sua maggiore energia coinvolgiamo l’altra persona in qualche piccola magia che le permette, attraverso  lo stupore, di scaldare i cuori e della possibilità di crederci in cose che a volte sembrano irraggiungibili o difficili. Entra in stanza anche O. ed è bello e positivo come gli stessi pazienti facciano da tramite verso gli altri, stringano una migliore relazione fra loro. Il gioco del sacco scambio che passa per l’abbraccio, anche se fatto con grande cautela n questa situazione, dà un grande risultato fra loro e permette di coinvolgere anche il personale che, all’inizio viene preso un po’ di mira nel gioco e poi viene istruito proprio dai pazienti.  E’ bello e più facile per tutti andare a pranzo con un po’ di buon umore e anche il personale apprezza. Prima di andar via la sig.ra amante  del ballo e della musica chiede espressamente se è possibile tornare a fare qualcosa con loro e un piccolo spettacolino visto che la settimana prossima dovrebbe andar via. Le prometto che parleremo di questo e che comunque ci saranno altri  turni. Con la responsabile del reparto ci soffermiamo a parlare di quanto sarebbe bello, anche se non facile, organizzare qualcosa del genere, come ipotizzato nella bozza di progetto con loro, qualcosa cha faccia da ponte e filo di continuità fra la degenza e l’inserimento in altre strutture, centri diurni o il ritorno in famiglia. Bello pensarci fra le difficoltà del tema e delle risorse necessarie per sostenerlo.

 

Poso la chitarra, mi cambio. Il freddo è fuori non dentro….

 

Pasticca

Categorie: Blog

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