15 Maggio 2015

Pubblicato da Dottor Nuvola il

Intitolerei il turno di venerdì scorso: La Rete di Indra

Sì perché la vera protagonista del turno è stata lei, che ha dato i suoi frutti, ha fatto nascere nuovi diamanti pronti a riflettere la luce di altri gioielli ed ha piantato nuovi semini che in futuro daranno altrettanti frutti.

Durante il turno ho provato:

SORPRESA

STUPORE

MERAVIGLIA

E’ stato anzitutto un turno inaspettato, perché Nuvola ed io abbiamo avuto la preziosa compagnia di Micaela.

Micaela è una splendida ragazza che lavora per l’Azienda Sanitaria di Firenze come Mediatrice Culturale, in particolare si occupa della comunicazione con persone rumene.

Micaela è incuriosita dalle nostre attività e, mossa dalla volontà di creare un servizio veramente efficiente, ci ha accompagnati nei reparti così da potersi presentare ai tanti coordinatori di reparto che ancora non la conoscono e tanto meno sono aggiornati sull’esistenza di un servizio del genere che possa agevolare la comunicazione fra persone di diverse culture in qualsiasi momento.

La sua presenza è stata per me un piccolo tesoro, si è accostata a noi con delicatezza così come si è presentata al personale con una dolcezza unica, mostrandosi accogliente e pronta ad esserci per qualsiasi necessità.

Durante il turno ci siamo fermate spesso a parlare, abbiamo molte cose in comune, primo fra tutti l’amore per un ambiente: l’Hospice, luogo di cura e di vita.

E’ stato sorprendente trovare una persona che la pensasse come me, che avesse la mia stessa idea di cura e di serenità anche dinanzi ad uno degli eventi più forti che caratterizzano la vita, la morte.

E’ stato sorprendente ed inaspettato anche il lungo momento di condivisione che Nuvola, Micaela ed io abbiamo avuto circa l’assistenza a persone morenti, eravamo davanti all’ambulatorio di ortopedia perché Nuvola doveva parlare di alcune cose con delle infermiere ed una operatrice della direzione sanitaria.

C’era caos, molta gente in attesa, chi passa, chi parla a voce un po’ troppo alta, chi arriva e interrompe i discorsi senza preoccuparsi troppo di invadere uno spazio intimo; ma a noi non importava, ci siamo chiusi in una sorta di bocciolo, ognuno di noi era un petalo che poggiava soavemente sull’altro e in mezzo a tutto questo caos ci siamo trovati uniti e coesi nel condividere i sentimenti più profondi.

Ed ecco la meraviglia, perché questo è uno dei momenti di cura che i clown sanno dedicare anche a loro stessi, è una forma di auto-aiuto, è la bellezza che si crea dalla Rete di Indra, rete che ci ha accompagnati e sostenuti continuamente per tutto il turno.

GIOIA

E’ stato bello incontrare una luminosissima mamma egiziana felice delle sue figlie, felice della sua famiglia, felice di vivere in Italia e felice di poter tornare ogni tanto a Il Cairo.

E’ stato buffo quando Nuvola ha completamente destabilizzato una giovanissima ragazza incinta dicendole che il nome che avrebbe scelto per sua figlia era terribilmente brutto (!!!!) non vi dico il terrore misto a perplessità negli occhi della giovane mamma.

(il nome, se non ricordo male, è Ofelia, che magari effettivamente non è un bellissimo nome).

E’ stato gioioso trovare un paio di pantaloni e una maglietta per un paziente di psichiatria che non si cambiava da giorni perché – a causa di un T.S.O- era venuto via di casa senza portare niente con sé.

Fede ha fatto molte telefonate fra i reparti poi finalmente il Pronto Soccorso ci ha accolti donandoci dei pantaloni inutilizzati. Ed ecco che tornano i frutti della Rete di indra.

E’ stato emozionante poter leggere negli occhi di un ragazzo ricoverato in psichiatria la felicità di poter uscire per pranzo per andare a mangiare un bel panino con il babbo.

E’ stato forte accompagnare una anziana signora della dialisi nei suoi ricordi di gioventù, e perdersi in una Firenze del dopoguerra, in quei meriggi passati sull’Arno, quando era una bella e giovane fanciulla desiderata da tanti impavidi corteggiatori (!!!).

TRISTEZZA

FRUSTRAZIONE

E’ stato per me triste un sottile momento vissuto in dialisi, mentre Nuvola Micaela e il grande Gino erano coinvolti nei racconti di Gomel e nell’esperienza di Nuvola, il mio sguardo si è posato su Umar, un giovane e vigoroso ragazzone senegalese che attendeva la fine della dialisi nel letto accanto a quello di Gino.

Sono tante le domande che mi sono passate per la testa in quei momenti, ma subito i pensieri sono stati spazzati via da un sentimento di tenerezza enorme, dall’incredibile voglia di avvicinarmi al letto di Umar e di abbracciarlo.

L’ho immaginato un ragazzo solo, senza famiglia in Italia, senza padronanza di una lingua che possa permettergli di comunicare con gli altri, senza un lavoro, senza una rete in cui risplendere.

E allora mi è venuta una voglia incredibile di abbracciarlo.

E l’ho abbracciato, l’ho abbracciato donandogli così tanti sorrisi che dovrebbero averlo avvolto tutto, anche se è bello alto.

Ci siamo scambiati dei lunghissimi sorrisi molto intensi.

I suoi occhi erano tristi, ma sorrideva Umar, ed io con lui.

E’ stato per me frustrante il dover andarmene dal reparto di Psichiatria lasciando a mezz’aria un intenso incontro con Luca.

In troppi reparti c’è bisogno di dare spazio alla Relazione Umana ma per me la psichiatria è uno dei reparti in cui questo bisogno è più forte.

La voglia di Stare Insieme risuona fra le mura di questo reparto – come in altri reparti di Psichiatria che ho visitato – queste persone hanno voglia di parlare, hanno voglia di fare, non hanno un braccio rotto o una gamba amputata per cui debbano stare a letto. Hanno un corpo funzionante e stanno organicamente bene. Perché non c’è nessuno che si prenda cura delle loro anime?

Sono anime che camminano lungo un corridoio sempre uguale, lo sguardo è assente, i passi sono piccoli, così che la passeggiata possa sembrare più lunga, e trascorrono le loro giornate nei silenzi di parole negate e nel rumore delle loro menti agitate.

Ecco io sarei voluta stare lì, anche tutto il pomeriggio -se necessario- a parlare con Luca di ufo, di microchip, di tecnologie pericolose che ci spiano e ci controllano il cervello.

Si avrei voluto fare questo, perché è quello di cui Luca aveva bisogno.

Molto semplicemente.

IMPOTENZA

Mi sono sentita impotente non in quanto me stessa, ma in quanto persona, nella mezz’ora in cui Nuvola, varie infermiere e l’operatrice della Direzione Sanitaria si sono ritrovati a parlare

del nulla”.

Mi spiego meglio, hanno parlato di cose molto importanti che riguardano il rendere più agevole la sala di attesa di ortopedia: facilitare la comunicazione e la continuità assistenziale, renderlo un ambiente più accogliente etc…

Tutte cose molto utili.

Il punto è che l’organizzazione burocratica di certi ambienti (vedi Azienda Sanitaria), è talmente complicata, ingegnosa, articolata, malagevole, tribolante – e qui per rendere l’idea mi servirebbe un po’ della metasemantica di Maraini – ecco è così lombidiosa, gongruta e budriosa; che anche spostare due seggiole e mettere una scrivania con un po’ di libri e fogli per disegnare diventa un’impresa da agente 007.

Così mentre i suddetti erano impegnati a parlare di quanto è stato eroico il gesto di un’operatrice di spostare le sedie della sala d’attesa a semicerchio, oppure del tipo di scrivania che potesse stare bene in quell’ambiente, dei settimanali da poterci mettere sopra “Chi”, “Donna Moderna”, “Vogue” etc… io mi sono sentita una persona completamente inutile.

Mi sono sentita inutile ed impotente in quanto essere vivente potenzialmente in grado di fare molto, ma effettivamente immobilizzato nelle sabbie mobili di regole che spesso sfiorano i limiti del paradosso e del ridicolo, togliendoci quella naturalezza, quella spontaneità e quel senso pratico che ci caratterizza.

Concludo con l’augurio che la Rete di Indra che da sempre i clown nutrono ed alimentano, possa dare i suoi frutti facendoci arrivare questo benedetto scrittoio per l’angolo di accoglienza.

Un abbraccio a tutti.

p.s (scusate la prolissità tarantelliana) alle elementari la maestra voleva morire piuttosto che leggere un mio tema.

Ma come vedete ciò non mi ha affatto intimidita 😉

a presto, Tarantola.


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