28 aprile 2009

Torno dall’Abruzzo con una carica da paura. Mi sento piena, diversa. Mi sento una Briciola che ha preso l’acqua e si è gonfiata, è diventata quasi visibile. E attendo con ansia il turno pensando di essere “pronta”, di essere finalmente, per una volta, più sicura. Preparo i vestiti con cui ho preso confidenza e mi incammino in un autobus gremito di persone. Ho un mal di testa allucinante da giorni e questo mi deconcentra un po’. Penso a quello che mi aspetta, a come sia bello fare un turno di pomeriggio e di come sia diverso. Formaggino è già ad aspettarmi. Parliamo un po’ e mi vesto. Il turno è stato strano. E’ stato il turno in cui ho detto meno parole della storia. Un turno quasi da film in bianco e nero e di quelli muti per giunta. Mi sento strana. Ovattata. Dalla situazione caotica dei miei giorni abruzzesi mi trovo in una calma placida e surreale. E mi sento spiazzata. Mi sento incapace di trovare Briciola in quel contesto che mi pare del tutto nuovo. Forse è che ho intravisto Briciola per la prima volta proprio in Abruzzo e adesso magari fa un po’ la timida e la preziosa e tarda ad uscire fuori. E’ un turno di ascolto. In pediatria facciamo qualche visita ai pochi bambini presenti. Lapo che è malato di troppi sorrisi, Astolfo (come l’abbiamo ribattezzato) che cerca di spaccare l’atomo in 7 e il calciatore 19 enne con la gamba infortunata in attesa di giornalisti e veline. Ridiamo di Lorenzo, bambino voluminoso e di Matteo che deve farsi le prove allergiche ma che alla fine non può fare e quasi ci resta male (tanto con Formaggino avevamo decantato le peripezie del dottore tra incisioni, sangue e torture macabre!!!!). Poi c’è la dialisi. E lì mi sento sempre a casa. Mi sciolgo. Conosco un signore che mi dà preziosi consigli sulla polizza assicurativa, rincontro Viola, il signore dagli occhi pieni e una signora triste e rassegnata. C’è anche Pietro. Ma dorme e non lo disturbiamo. Mi fa molto effetto vederlo così. Gli passo vicino e gli sfioro la mano. Sento un rispetto quasi sacrale nei confronti di quella nobile vita.
Il turno finisce. Sottotono come era cominciato. E penso che quest’oggi sia stato importante. Importante perché ho capito che talvolta la tranquillità, la normalità, al quotidianità è più difficile e subdola dell’emergenza, dello straordinario. E questo mi serve per tenere a mente che non c’è mai un punto definitivo, non c’è mai un sentirsi pronti e adeguati che vada bene, ma c’è bisogno di umiltà, di attenzione. C’è bisogni di fare un passo indietro se questo serve a farne due in avanti. C’è bisogno di ritrovare equilibrio in ciò che ci sta vicino, grazie a ciò che ci sta vicino. E di questo mi viene da fare paralleli con la vita. Con i rapporti tra le persone. Spesso ci dimentichiamo di quanto sia vitale e difficile vivere la quotidianità, vivere gli affetti di chi ci circonda costantemente. E in questa nostra ordinarietà sta lo straordinario. Sta il significato profondo di quello che siamo e che dobbiamo alimentare.

Un abbraccio forte da un Briciolina

Nota (parecchio) a margine: Ciò che avete letto dimostra che Briciola non è – come da mesi era riuscita a farci credere – una studentessa ventenne, ma Rita Levi Montalcini diabolicamente camuffata.
Professoressa Montalcini, è davvero un onore lavorare con Lei.

Formag

Apr 29, 2009 | Posted by in Blog | 0 comments

Dal campo di Coppito (l’Aquila) i clown di ridere per vivere

Vi scrivo da Coppito.
Al mio ritorno qui, stentavo a riconoscere il campo… in trentasei ore si è trasformato completamente: decine di nuove tende, un’altra grande tensostruttura per i pasti, container gabinetti-docce, ghiaia la posto del prato e niente più Giorgio, il capobranco dei cavalli bradi, niente più puledri e giumente…I tre sindacati principali, che gestiscono il campo, non lesinano sui mezzi ed il risultato si vede: il campo è molto più vivibile, ma l’aria di grande comunità, che precedentemente vi avevo descritto, non sembra intaccata .
L’asilo dove espletiamo le nostre necessità di base si è trasformato in deposito di aiuti, così è curioso andare in bagno in mezzo ai pannolini per bimbi o lavarsi i denti seduti su pile di scatole di fagioli… vi dormono ancora persone e l’aria della mattina è surreale, carica com’è di odore di caffè, misto a quello di un normale supermercato: fantasmi di volontari e locali in fila per il bagno con le occhiaie “giro-mento” e i sorrisi – comunque- sempre pronti…
La tensostruttura più importante per noi è la ludoteca. Fortemente voluta ed organizzata da Stefano Moser, aggregato alla missione e prezioso tessitore di reti, ha già tutto quello che serve…il parquet, l’angolo dei piccoli, l’angolo didattico, due postazioni web… Da martedì ospiterà la materna, qualche ora di mattina e poi spazio a laboratori creativi, giochi ed attività varie…una delle scommesse è quello di farlo abitare anche dagli anziani…
Sarà gestito congiuntamente dalle maestre, dai ragazzi della LUDU (universitari romani) e da due dei nostri Clown Dottori, oltre che da operatori del Consorzio Sinergie di Roma, specializzati in lavoro con i piccoli.
La nuova squadra di Clown Dottori
Il quarto turno è detto degli omonimi: Silvia, Silvia, Silvio…. E poi Chiara, Francesco, Alessandra, Matteo, Alessia.
Al campo di Piànola continuano gli interventi dei Clown Dottori.
Si tratta sempre del giro visite alle tende e anche qui le sorprese non mancano. Intanto gli operatori di un’associazione di Vicenza di clown dottori (si autodefiniscono)… hanno messo uno stendardo accanto alla porta del centro operativo, punto nevralgico del campo, un po’ come Armstrong sulla luna…; sono vestiti da clown dottori ma oggi uno di loro mi diceva che –dopo due giorni- sono un già in burn out… ne deduco che forse hanno poca dimestichezza del lavoro nel vero disagio.
E’ uno dei motivi per cui FNC insiste tanto sull’importanza di una formazione accurata…
I personaggi
I nostri hanno scovato anche qui bisogni inespressi e situazioni particolari.
Kokoska si trova tu per tu con Berlusconi, in giuliva visita ai terremotati… Lei lo schiva volentieri, chè la visione diretta, pare, un po’ repelle e cade in bocca al dott. Bertolaso… Lei non sa chi sia ( beata innocenza clown)…immagina, dal codazzo un pezzo grosso… ma lo apostrofa comunque a modo clown: “ Santità ! Stanotte abbiamo dormito benissimo ! “ lui sorpreso sembra dire la verità…”io non dormo da cinque giorni” Kokoshka è lesta a toccargli gli addominali e a dire…” del resto c’hai un fisico bestiale…” Lui è imbarazzato, gli altri ridono, lei svicola e le dicono chi era…
Nicolas è un bimbo albanese…. Se cadesse nelle mani “giuste” lo riempirebbero di ritalin, perché, non è vivace… non ha l’argento vivo… sembra un tornado in azione su una tendopoli… Persino gli scout, pazienti come sono mentre organizzano i giochi con gli altri… gli chiedono di stare alla larga. Lui, mosca cavallina, sta lì e disturba, disturba, disturba… Cos’ha nell’animo non lo sappiamo, ma quando vede i clown si placa e li segue, tranquillo.
Sua madre, provatissima, tiene la tenda-famiglia come un gioiello, fa entrare i ragazzi e dice “ non so come fare con lui…ma quando sta con voi, mi piace di più…”.
Lascio spazio a due brani di diario: il primo di Federico, dott. Nuvola, dell’Assoc. Castellinaria. Il secondo della nostra coordinatrice Sara, in turno di riposo a Roma.
Da Roma
Da Sara Frattale dott. Pappamolla
Tornata ieri, per un turno di riposo, ancora mi sento un po’ fuori luogo…la vita qui ha altri ritmi e sembra, guardando la tv che l’emergenza sia passata…non si sa che alcuni ancora non hanno ne acqua calda ne docce, che le persone vivono in tende senza riscaldamento e che la notte per dormire servono almeno 4 coperte. (…)
La signora Assunta (over 80’) con cui il giorno prima scherzavi è triste perché la sera per andare in bagno al freddo e al buio è inciampata nel tirante della tenda ed è caduta, ora aspetta il medico, e tu cerchi di farla pensare ad altro..
Un signore giovane racconta che ha preferito spostarsi nell’albergo a Pescara, perché con due bimbi piccoli non poteva stare nelle tende senza riscaldamento “la prima notte ho provato a stare qui, volevo essere tra la mia gente e vicino la mia casa , ma quando ho allungato la mano e ho sentito il viso di mia figlia gelido ho capito che fin quando la situazione non sarebbe cambiata, non potevo stare lì”
E poi ancora, per 10 gg non ho messo mano al portafoglio se non per comprare le sigarette, si vive di baratto, io faccio l’intervento clown, tu offri cibo e letto, ti aiuto a scaricare la merce dai camion e posso usufruire del tuo appoggio, una tuta in cambio di un’accendino…un mondo dove i rapporti sono veri e puri…forse c’è anche la particolarità del campo autogestito dove siamo capitati, ma esiste davvero il caso?
E per caso tra le tante, voglio raccontarvi due storie…
L’assistente clown
Kokoska racconta di di due bimbi, orami a tutti gli effetti eletti ad assistenti dei ClownDottori, due bimbi molto irrequieti, che necessitano attenzione e bisogno di essere coinvolti (altrimenti anche il lavoro dei Clown sarebbe difficile)…così si parte i 2 Clown con i due assistenti fanno il giro tende, uno dei due S. rimane sempre fuori dalla tenda, quasi disinteressato, mentre l’altro entra e si siede mentre i clown procedono con le visite…a fine turno la dott.ssa Kokoska nota nelle mani di S. un squadernino con una penna e gli chiede cosa avesse disegnato o scritto, con sua grande sorpresa S. aveva annotato tutti i malanni e le problematiche e i consigli dati dai clown nelle tende, annottando anche il num della tenda. La dott.ssa gli dice che siccome i clown nel pomeriggio non vanno sarebbe stato suo compito passare a controllare che le persone stavano bene e che se non serviva nulla bastava inviare un bacio…il giorno dopo una delle signore “sa dott.ssa ieri pomeriggio è passato il bambino quello piccolo, ha aperto la porta della tenda, ha mandato un bacio ed è andato via”
La festa a sorpresa
Al campo di piazza D’armi, venerdì pomeriggio c’è stata la festa di Caterina, una ragazza adolescente che aveva prenotato in un agriturismo…ed ora come poteva fare???
I clown con la complicità della protezione civile che ha messo a disposizione il tendone centrale, e di tutto il campo hanno organizzato una festa a sorpresa…un passaparola per dare l’appuntamento, tutti insieme che si son messi a gonfiare palloncini all’interno del tendone. Sandokan (ufficiale della protezione civile) che oltre a chiedere via radio con il naso rosso l’autorizzazione per il tendone si trasforma in un provetto dj.
Nonni che ballano con la protezione civile, bimbi che si divertono TUTTI INSIEME e Caterina entusiasta della sua festa…la mamma ringrazia per aver trasformato quel giorno un po’ triste in un giorno speciale.
Ci siamo dilungati….
Chiudo qui per oggi, nell’attesa di una nuova giornata di ordinario terremoto: è umido, freddo ed uggioso…ma ho già visto i colori dei clown …
Un grazie a tutti
Leonardo
Apr 21, 2009 | Posted by in Blog | 0 comments

Appunti di una missione clown all’Aquila

Carissimi amici so che state aspettando il nostro report, abbiamo deciso di scriverne tre per dare ognuno la propria impressione sulla nostra missione clown all’Aquila fra i terremotati, per assurdo sembrano tre fotocopie della stessa storia, cambiano le parole ma non le idee, metto prima le storie di Briciola e Melina perchè sono state fondamentali per la mia salute mentale in questi 5 giorni, persone preziose e insostituibili, del rapporto con gli altri clown della missione e delle cose tecniche ne parleremo alla riunione.
ciao a tutti.
Nuvola

Che dire, sono tornata. E’ strano, strano tornare a casa, avere una casa dopo che per una settimana vivi con persone che l’hanno persa, strano farsi la doccia, avere un bagno comodo, poter decidere cosa mi va di mangiare. Sono ancora tutta ovattata, stordita, carica. Mi sembra impossibile dover ricominciare a studiare, ricominciare ad andare all’università, a fare tutto normalmente senza vedere quelle persone, senza poter fare qualcosa per loro, qualsiasi. Mi ha dato molto più di quanto io abbia dato tutta questa esperienza. Mi ha regalato persone vere, sorrisi guadagnati, abbracci autentici. Mi ha dato di nuovo la dimensione di ciò che davvero conta, dell’importanza della vita sopra ogni cosa e della necessità dell’amore come cura unica ad ogni male. Mi ha regalato stralci di vite, una signora di ottant’anni che ancora tiene la mano del marito quando scende la notte, le carezze di un bambino che non parlava, un vecchio che acchiappa le bolle di sapone, una signora che mi dice che assomiglio alla figlia che non c’è più….mi ha regalato la fatica, la fame che sa di guadagnato, le gambe stanche per i passi fatti, la bellezza di bere un bicchier d’acqua o di avere un caffè caldo in ogni momento…mi ha dato la possibilità di conoscere persone eccezionali, persone che veramente si danno da fare, che sanno discernere tra ciò che conta e ciò che è superfluo, persone dal cuore enorme. Ho scoperto e imparato a conoscere meglio i miei compagni di viaggio, Nuvola e Melina senza i quali non sarei riuscita a farmi forza e a tirare fuori la grinta. Ho avuto la possibilità di imparare moltissimo dagli altri ragazzi che erano con me, di buttarmi nelle situazioni come di solito non faccio. Ho imparato a tacere quando era il momento ma a dire sempre tutto quello che pensavo senza reticenze. Ho sperimentato l’importanza di farsi umili, l’importanza di accogliere chi ci circonda.
Ho scritto solo qualche impressione, l’emozione che adesso sento….spero e ci tengo a raccontarvi molto di più. (ad esempio del bellissimo cappello da pecora di Nuvola!!!!)

Un abbraccio fortissimo e grazie del vostro appoggio
Briciolina

Carissimiamiciclauni, dopo aver letto le parole di Federico non ho molto da aggiungere. Il senso di vuoto, di disorientamento e anche di colpa che mi hanno colto tornando a casa sono incomprensibili.”Sei di sera, partiamo dall’Aquila, raggiungiamo Roma. Facciamo il cambio auto e partiamo per Firenze. Mi addormento e mi sveglio all’autogrill: scelgo e compro un panino. SCELGO E COMPRO UN PANINO. Disorientamento.”

“Una di notte, arrivo a casa, mi preparo per dormire. Vado in bagno, mi lavo la faccia, infilo il pigiama, entro nel letto, appoggio gli occhiali sul comodino. VADO IN BAGNO, MI LAVO LA FACCIA, INFILO IL PIGIAMA, ENTRO NEL LETTO, APPOGGIO GLI OCCHIALI SUL COMODINO. Colpa.”
“Nove del mattino, mi alzo: dove sono? Mi faccio un caffè: che sta facendo Sergio? Accendo una sigaretta: l’accendino che ci ha regalato Antonella. Devo fare la doccia: non ce la faccio a fare la doccia. Vuoto.”
Dopo pranzo ho iniziato a realizzare che ero a casa, cioè FISICAMENTE a casa. Il pensiero non ce la fa a tornare, non trova la strada per arrivare a casa, o forse non vuole arrivarci. E’ ancora intrappolato nell’abbraccio del signore che mi dice “Dottoressa Melina come avremmo fatto senza di lei ieri in quelle (3) ore di fila (per il pranzo)” e mi presenta la moglie. E pensare che mentre cercavo di animare un po’ l’attesa del pranzo mi sentivo così inetta e inutile.
Non riesco a non pensare alla signora con gli occhi azzurri, di cui nemmeno so il nome, che nella prima ora di lavoro del primo giorno, quando non sapevo bene cosa fare, ha iniziato ad aprirsi con me e mi ha raccontato la storia dolorosa della sua vita ed il suo terremoto. Cerco in modo infantile video del campo di Pianola nei tg, sperando di intravederla.

In questo momento non so che cosa ci faccio qui, non vorrei essere qui, non vorrei avere davanti un computer e addosso un paio di jeans. Vorrei solo un camice colorato, un naso rosso e delle tende blu.
Pensare che non riesco proprio a togliermi Melina di dosso, scendo dal treno e cammino coi piedi larghi e passi svelti, come lei. Sorrido a chiunque per strada e la gente mi guarda come se vedesse un fantasma. Ho avuto anche l’istinto di mettermi a scherzare con una pattuglia di poliziotti in assetto anti-sommossa, vicino allo stadio (pessima idea…). Riesco solo a pensare a quando potrò tornare fra quelle persone, per vedere come stanno le principesse, la signora dei tulipani, pastrocchietto, sabbah, rabbah, safeth…

E’ calzante ciò che ha scritto Federico, abbiamo bisogno di sentirci terremotati.

Non so se son riuscita bene a rendere l’idea e so di esser stata come sempre retorica e pedante; non riesco ancora a riordinare le idee, a dare un filo logico alle sensazioni. Racconto mal volentieri la mia esperienza perché esprimerla a parole mi sembra inutile. Chi mi chiede di parlarne assiste ad un’esondazione di parole sconnesse, aneddoti, impressioni, tecnicismi frammentari… macerie d’anima.
Melina

Carissimi clauni e amici buongiorno a tutti, sono rientrato stanotte alle una e mezzo dall’Abruzzo, ho dormito come un sasso fino a mezzogiorno, mi sono alzato e ho deciso di raccontarvi la mia esperienza di clown nei paesi colpiti dal terremoto. Inizio dicendo che sarà parecchio difficile raccontare le mie sensazioni, per farvi capire un poco vi dico che ero partito con penna, blocchetto e macchina fotografica per documentare la mia esperienza ma non sono riuscito a scrivere niente, ogni volta che mi mettevo a sedere per scrivere arrivavano tutte le emozioni insieme e non sapevo da dove partire a scrivere per cui rimanevo inebetito davanti al foglio bianco, per quello che riguarda invece le fotografie erano talmente tante le emozioni e il coinvolgimento che le immagini neanche ci si potevano avvicinare per cui in tutta la settimana non sono riuscito neanche a inserire le pile nella macchina fotografica e non ho fatto neanche una foto, il ricordo è nel cuore, nello stomaco, nell’anima un poco terremotata anche quella, ho deciso perciò di scrivervi solo alcuni episodi che ben spiegano le cose e raccontarvi il lavoro invitando tutti voi a partecipare nei prossimi mesi sicuro che rimetterete in fila le vostre priorità a tal punto che stamani ho problemi a guardare la tastiera del computer, le mura di casa, il bagno tutto mio, la vasca da bagno, il mio cane accanto a me e soprattutto il letto comodo, non so spiegare ma è come se tutto questo fosse un grande enorme regalo e guardo i muri di casa mia e piango, vorrei quasi non averli, so che è ridicolo e stupido ma mi sento profondamente terremotato nell’anima e non riesco a pensare che se mi manca qualcosa io posso andare a comprarla in un negozio, vi giuro che è una sensazione mai provata, abbiamo dormito per terra tutta la settimana, noi non avevamo le brande e io avevo un sacco a pelo leggero, ho dormito con quattro coperte di lana sopra, il pigiama, la tuta, il collo alto di lana, i calzini di lana e il cappello, poi dopo tre giorni ho trovato un piccolo materasso da palestra e un cuscino, un grande regalo vi giuro che avere queste due cose era importante davvero, mai avevo dato così importanza a cose del genere. E davanti scorrono le immagini di Antonella e Gianfranco coi loro figli che sistemano gli aiuti umanitari e hanno ancora la forza di ridere e sperare, loro che dormono davanti alla loro casa crollata e inagibile, ce l’hanno sempre davanti agli occhi, ogni mattina, ogni sera, tutti i pomeriggi e vanno avanti, gli occhi di Palmina che dentro la tenda segue le cure segnate da noi clown ossia svegliarsi e dare 10 bacetti alle nipoti, fare due sorrisi e poi prendersi tutti per mano e urlare sette volte al giorno “Chissenefrega” e loro che lo fanno ridendo, l’umanità di Fiorella, maestra senza scuola con tutta la famiglia viva ma messa malissimo che prova a riprendere le sue lezioni nonostante tutto, il grazie di una che neanche so come si chiama che mi ringrazia per un gesto da poco come regalargli le mie ciabatte da doccia per suo marito, gli occhi e la flemma di Sergio col suo cane Ciro di 14 anni che stanno nella scuola e stanno sempre insieme, appena Sergio si allontana un minuto Ciro piange finché non lo rivede e io che lo accarezzo ma serve a poco, lui continua a piangere, Sergio che fa il caffè in continuazione per tutti e sogna un termos per mantenerlo caldo e noi che ci mettiamo tre giorni per trovarlo e a casa ne ho tre che non uso, fa il caffè a qualsiasi ora per sollevare gli animi, lui che non ha più niente e fa il caffè, fa il caffè, anche alle tre di notte fa il caffè perché per le continue scosse non riesce a dormire, Sergio che viveva solo con il cane e non l’ha voluto lasciare un minuto, un altro signore accanto a lui col suo cane Moschino, un piccolo barboncino, che tiene sempre in collo, una signora che impazzisce di dolore perché il suo gatto non lo cura nessuno e lui ha la diarrea e noi clown che cerchiamo di trovargli un veterinario, e alla fine lo troviamo, tanti anziani e non che parlano con noi, ci accolgono nelle loro tende, ci salutano, si scusano che non hanno niente da offrirci, e in contrapposizione i politici che fanno campagna elettorale su queste persone, fa venire mal di stomaco vedere queste cose, persone fiere soprattutto che per fargli dire cosa gli serve dobbiamo fare scenette clown sennò non chiedono nulla, persone che si rubano le tende della protezione civile perché si vogliono montare un campo vicino a casa e riescono a vincere loro e si fanno il campo dove gli pare, resistendo, combattendo, gente che neanche vi immaginate la bellezza che hanno, a me ha stupito moltissimo, stamani vorrei tornare là, qua mi sento a disagio, so che così non è ma la pancia prende il sopravvento sul cervello e piango perché sto qua e non là con loro. Il lavoro è più facile di quello che immaginate, tutti amano i clown che vanno a trovarli, che girano tra le tende, un vecchietto in carrozzina si fa portare a giro da me per il campo suonando il mio pollo di gomma e urlando permesso e ride per le bolle di sapone che un bambino fa davanti a noi via via che passiamo, a uno scout chiedo se ha un rosario per una signora che ha perso il suo e lui le regala il SUO rosario, che era un regalo da Assisi, e la signora mi chiede di metterlo alla catenina al collo insieme alla fede di suo marito e se lo bacia e lo fa vedere a tutti, e ci ringrazia, io regalo allora allo scout un colino da tè a molla per ringraziarlo del gesto meraviglioso, glielo appunto al fazzoletto e lui va a giro col colino da tè come se fosse una reliquia, piccoli gesti che fanno tanto davvero, vi giuro. Sono tornato senza pigiama, senza tuta e senza ciabatte e vi giuro che mai ho regalato cose del genere sentendo una gioia incredibile solo per il fatto che qualcuno le ha volute accettare, facciamo i clown tutto il giorno, scarichiamo camion di aiuti nelle pause, ma noi avevamo anche un cesso vero ed eravamo privilegiati su settemila sfollati insieme a pochi altri terremotati che ne usufruivano insieme a noi, un bagno, un bidet là adesso è un lusso, vi assicuro che è strano proprio. Con Antonella ci siamo trovati a razzolare negli scatoloni di aiuti e a urlare:” e vai ho trovato una tuta, e vai ho trovato un cappello”, poi ci guardiamo e ridiamo per quanto è assurdo tutto questo, mai nella nostra vita pensavamo di trovarci così, Sergio che aveva preparato le cartoline per la Pasqua per la chiesa con la fotografia dall’archivio storico dell’Aquila dove si vedono delle persone sui ciuchi che fanno l’elemosina a una povera donna tutta vestita di stracci e la frase scritta sotto dice:”Caritàcontadina” e lui la attacca in bacheca e dice:”adesso l’elemosina la fanno a noi, mettiamola qua per ricordarselo sempre”. Non so cosa altro scrivere e non so se si capisce tutto, non riesco a usare la punteggiatura giusta, butto tutto giù di getto, così come capita, così come viene, ho regalato parte del mio bagaglio clown e in cambio ho preso dei pezzi di macerie, resteranno con me per sempre o li regalerò a qualcuno raccontando questa storia, ancora non lo so ma so solo che appena mi riprendo dovrò tornare in Abruzzo, riabbracciare quelle persone e sentirmi di nuovo terremotato, ho la necessità di sentirmi terremotato, non potete capire quanto male fa vedere dei muri interi, senza crepe, avere comodità, spero solo di riabituarmi presto, per adesso piango e basta, non so fare altro, ciao a tutti.
Nuvola

Apr 20, 2009 | Posted by in Blog | 0 comments

14 aprile 2009

Mi sveglio col pensiero a Briciola, Nuvola e Melina (appena partiti per la missione in Abruzzo). Mi dispiace molto di non essere con loro, quando mi rendo conto che ho anch’io la mia picola occasione: il turno con Formaggino!!!
Allora preparo tutto il mio “ambiridan” e s’inizia. Il turno era di pomeriggio, quindi diverso dal solito: niente sala prelievi intanto e poi tutte persone nuove. Formaggino infonde molta tranquillità, quindi non mi sono sentita neanche un minuto a disagio, nonostante con lui fosse il primo turno. Siamo partiti dalla pediatria in cui, senza dilungarmi, c’erano diversi bambini e abbiamo fatto palloncini (i primi per me!!!!!!anche se i miei cuori contro il motore di Formaggino sfiguravano un po’… ;-)) e parlato con ragazze e mamme un po’ stanche e annoiate. Dopo la nomina a cancelliera ufficiale per aver cancellato in modo decoroso, nell’elenco appeso, il turno di sabato, che Nuvola non potrà fare (Nuvola ma come cancelli???), siamo andati a trovare un signore a Medicina che la “presunta” moglie al bar ci aveva tanto raccomandato di andare a trovare. Entriamo nella sua stanza e Formaggino si mette a scherzare con un altro signore dicendogli che lo avrebbe fatto arrestare…………… si esce dalla stanza e chi si trova?? La polizia!!!! uahahahaha… Formaggino li chiama in stanza e simuliamo l’arresto del simpatico vecchiettino, CHE MOMENTO!
Ma per me le emozioni, quelle forti, quelle che non sai scrivere, quelle che ti porti a casa, arrivano adesso: una signora sulla porta della sua stanza inizia a parlarci, ci racconta delle tante operazioni che ha subito, di suo marito che è morto…quando Formaggino si allontana mi dice piangendo e tenendomi la mano che le manca tanto e che lo sogna tutte le notti. Lui vive in lei.
In dialisi ci sono tutte persone che non ho mai visto, quindi mi diverto a catturare un po’ delle loro vite… a condividere qualcosa, imparare dai loro mestieri (devo comprare la carne nel bicchiere, mi ha detto Marcello il macellaio!!) e dai loro valori. Li ringrazio per quel sentimento condiviso che passa nello stringersi la mano, in quegli attimi d’amore in cui l’emozione ti circonda e vibra nell’aria. Infine c’è Viola: è solo una ragazza, ma ne ha già passate tante. E’ forte, la vita le si è buttata addosso con le sue difficoltà più grandi fin da bimba, ma lei si sa rialzare e lo sta facendo con coraggio, la ammiro e le sono nel cuore. Ci siamo guardate e capite subito, e abbiamo parlato proprio come due vecchie amiche. Spero di tornare a trovarla al più presto possibile e direi che forse è la persona con cui ho allacciato il legame più forte fra tutti i turni che ho fatto.
Per citare Formaggino: “Ma quando ti ricapita una giornata così?”
…eh già ci voleva proprio…

Grazie a Formaggino per la tranquillità e la disponibilità,
Stellina

Apr 15, 2009 | Posted by in Blog | 0 comments

10 Aprile 2009

Salve a tutti cari clowni Anche il turno di venerdì arrivato al volo, inaspettato, quasi cancellato, ma poi, per fortunaccia nostra, mantenuto. Devo essere sincera: è andato bene!! Mi verrebbe da fare uno YUPPIIIII !! perché mi son sentita più capace, più in grado di muovermi e più libera di tirare fuori quello che a volte invece non si riesce proprio a esprimere. E’ stato un turno di esperimenti, e man mano che scrivo mi accorgo che son stati pi di quanto avessi inizialmente notato: Per prima cosa, ho provato a essere Stringa piano piano: invece di partire da casa vestita da stringa, o di cambiarmi completamente all’arrivo all’ospedale, ho indossato i vestiti di Stringa pezzo pezzo. Un po’ alla stazione, un po’ sull’autobus, un po’ davanti all’ospedale (No, non ho girato gnuda tutte e tre le volte, ho trovato il modo di indossare Stringa senza infrangere il buon costume!) Ho pensato che i nostri vestiti da clowni ci aiutano a sentirci tali, e non si pu entrare nell’idea di colpo!
Forse anche per questo che non ho messo il camice, volevo prima di tutto che Stringa fosse presente in ospedale, se poi diventare anche dott.ssa Stringa, tutto da vedere.
E poi (forse un caso, forse no!!) ho dimenticato il naso in macchina di Nuvola quindi anche quello mancava all’appello, ma devo esser sincera, non ho sentito la differenza.. Comunque il turno è stato bello, intenso, mi è sembrato durare un sacco, forse perché così carico di eventi; in realtà finito poco prima di mezzogiorno se non sbaglio? Però ce lo siamo vissuto dall’inizio alla fine, in sala prelievi mi è sembrato di sentire più affiatamento del solito con le persone. In pediatria ci siamo stati un bel po’, non mi era capitato troppo spesso di incontrare bambini grandicelli in pediatria e questo mi ha fatto notare come sia diverso il lavoro con loro, sono così curiosi, vogliono stare al gioco e allo stesso tempo l’emozione che provano davanti a un trucco di magia li fa ritrarre. Sembra di poterli raggiungere meglio, probabilmente è così perché non hanno ancora sviluppato quella “pellicola” che noi adulti manteniamo con tutti tranne chi ci sta prettamente vicino. E quella pellicola c’è, l’ho vista, anche quando un clown ti fa piangere perché ti vuole ascoltare, e non ce la fai a non versare qualche lacrima, o quando resti sbigottito perché cavolo, questo qui con il naso rosso sembra sapere davvero come diavolo ci si sente su un letto di ospedale. Quella pellicola resta perché sembra essere l’unico modo per non farsi permeare troppo dal mondo là fuori. E immagino che vada anche bene cos.
La dialisi stata veloce,perché erano tutti un po’ stanchi quando siamo arrivati, abbiamo scambiato due chiacchiere solo con qualche paziente, tra cui Francesco che gioioso per il suo nuovo obiettivo che il trapianto: finalmente tutto sembra essersi messo in moto nel modo giusto e lui non sta più nella pelle. Ci ha invitato nuovamente tutti a casa sua, quando sarà giunto a termine di questa maratona che potrà portare un nuovo cambiamento alla sua vita.
Poco prima di lasciare la dialisi, siamo finiti anche a fare un discorso pungente in una stanza sbagliata, si è acceso qualche animo e siamo sgattaiolati fuori, niente di grave comunque, forse ci siamo esposti troppo noi, intavolando un discorso sulla chiesa con un’infermiera che la pensava diversamente e che l’ha dimostrato con molta enfasi, ma niente di grave.
Dopodiché, un caffè al bar e nuvola si fumato la sua solita sigaretta da fine-turno; la giornata era splendente, era iniziata bene e prometteva altrettanto bene…

Stringastr

Apr 13, 2009 | Posted by in Blog | 0 comments

09 aprile 2009

Mi sono alzata troppo allegra quel giorno e stranamente (per la prima volta) mi sentivo una “farfallina”, mi mancavano le ali però, quindi tranquilli non potevo volar via. Ma anche se avessi potuto non avevo nessuna intenzione di farlo… Da quasi due mesi non prendevo un turno, non vedevo l’ora ed ero un po’ emozionata…
Stavolta, diversamente dal solito, ho voluto disegnarmi il naso rosso con il rossetto e, come ha predetto Formag, “quel rossetto non mi sarebbe più andato via”… veramente anche ora lo sento appiccicato alla mia pelle, al mio naso, come se fosse parte di me.
Siamo entrati prima nella sala d’attesa, era tutta piena di gente, abbiamo scambiato qualche parola e scherzato un po’ con qualcuno di loro, sembravano bene organizzati ,nel senso che qualcuno leggeva un libro, un altro il giornale, e altri chiacchieravano. Poi siamo andati in pediatria ed era anche lì tutto pieno, tanti bambini ricoverati ed altri che facevano le analisi, abbiamo lavorato un po’ con tutti, ci siamo messi in gioco con tanta voglia e desiderio e ci hanno risposto nella stessa maniera. Si è creata un’atmosfera, secondo me abbastanza piacevole… fuori era una bellissima giornata, l’aria calda e il sole che splendeva…Abbiamo incontrato la Rosa (l’infermiera) che come sempre incontrarla ti fa un bell’effetto, io ci ho parlato un po’, mi ha raccontato della sua difficilissima realtà, dei suoi problemi e della gente che se ne approfitta, ci tengo a ringraziarla veramente x il regalino che mi ha fatto. Mi ha regalato una passata con le antenne a cuoricino, ma chissà perché queste antenne su di me hanno avuto l’effetto contrario: andavo di qua e di la o perdevo la strada andando nella parte opposta, oppure dimenticando la valigia che Formag m’aveva affidato. In dialisi invece abbiamo parlato con poche persone, la maggior parte dormiva ed ovviamente non abbiamo voluto disturbarli. C’erano due pazienti appena arrivati dall’Abruzzo, marito e moglie (la moglie dormiva e quindi giustamente abbiamo conosciuto soltanto il marito), che dire… lui ci ha parlato un po’ della tragedia, non avevano parenti morti e per fortuna qui a Firenze hanno una nipote, quindi per il momento si sono sistemati da lei. Ho parlato con due signori, due nuovi arrivati (non so i loro nomi perché tutti e due parlavano con la voce troppo bassa e alcune cose non le sentivo bene, ovviamente non potevo dirgli di alzare la voce…), tutti e due vivono con delle badanti e non hanno figli… Abbiamo chiuso il nostro turno chiacchierando con Matteo, e li è stato veramente un bel discorso, iniziando con i giochi su internet e terminando con …. (Fomag, ti puoi occupare tu dell’ultima parte, per favore, perché era veramente divertente!)*
Che dire, mi sono trovata proprio bene in pediatria e nei corridoi (mi sono sentita diversa dagli altri turni, ma di questo non mi so spiegare il perché…) e in dialisi invece secondo me non abbiamo beccato il momento migliore.
Ringrazio ancora una volta Formag per la sua guida, per la fiducia che ha in me, mi sono trovata veramente bene e più che altro quando ci penso ogni turno è anche una buona terapia per noi, ho scoperto e manifestato certe parti, caratteristiche di me che non pensavo di avere.

Un Abbraccio fortissimo.
Farfallina..

(*) Be’, non so se ne vale proprio la pena… Comunque, abbiamo parlato di cacca di animali: di quella traditrice delle capre e delle pecore, con quegli ovuli neri che sembrano piccole olive, o di quella portentosa degli elefanti, fatta come palle di cannone (ci siamo posti un interrogativo profondo e inquietante: e quando l’elefante ha la diarrea?!). Insomma, avete capito che con Matteo abbiamo disquisito di pura filosofia.

Formag

Apr 11, 2009 | Posted by in Blog | 0 comments
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