26 Giugno 2010

Sabato scorso ha fatto il suo primo turno la Dottoressa Bottone, ossia Laura Mercatelli, il nome glielo ha dato una mamma di pediatria, a me è piaciuta questa cosa…io lo terrei come nome buono perchè un nome trovato così merita davvero….praticamente gli è arrivato tra capo e collo…a volte si dice il caso….arriva un nome da una persona mai vista prima…un modo come un altro per poter raccontare una storia e ricordarsi il primo ingresso in ospedale…e pensare che io c’ho messo una vita a trovare il mio di nome…il turno è stato bello e Laura è stata brava…lei dice che non ha fatto niente ma questo al primo turno lo dicono quasi tutti…io penso che non sia vero….alzarsi la mattina presto del sabato, guidare fino all’ospedale, iniziare un turno pur non avendo un costume definito e un nome richiede parecchio coraggio e già questo sarebbe abbastanza per me, poi lei ha interagito anche con qualche persona, secondo me dal primo turno non si può chiedere di più….ha trovato anche il nome…
Su Asia invece vorrei aggiungere due cose, una bimba con problemi gravi e due genitori e una sorellina splendidi, si sono aperti molto con noi e abbiamo potuto affrontare temi importanti e profondi come la malattia, la difficoltà di gestione,la difficoltà dei rapporti con chi vede solo la differenza e la tristezza e non anche la gioia e l’amore che una bimba così può dare, lei mi ha permesso di darle un paio di baci sulla guancia e di stringerle la mano…non era scontato poterlo fare, i genitori hanno apprezzato il nostro atteggiamento e io da loro ho imparato molto…..adesso vi lascio al report di Bottone, buona lettura a tutti
Nuvola

Giornata perfetta. Zero traffico. In 20 minuti arrivo a destinazione. PRIMO TURNO. Non ho un nome, non ho un costume, ma penso che andrà bene comunque.
S’inizia subito con la sala prelievi: Nuvola è eccezionale, io sembro la bella statuina: panico, non so cosa fare. Mentre Nuvola interagisce con la gente, scambio qualche parola con un vecchino che non deve fare il prelievo, è venuto lì solo per vedere i clown (mi sa che è uno di quelli che va a vedere le buhe, anche se non l’ha ammesso). Ma poi non riesco più a parlare con nessuno, e non vedo l’ora di uscire.
Dialisi molto meglio, la gente ha più voglia di chiacchierare e Nuvola mi aiuta presentandomi ai pazienti.
In pediatria c’è Asia, una ragazza affetta da gravi malformazioni e tutta una serie di malattie. Una sorellina bellissima, due genitori forti. Il padre ha un tatuaggio con il nome della figlia, e un leone, bello. Ho osservato attentamente Nuvola che baciava la ragazza appena sveglia, i genitori si sono aperti.“E’ così che andava fatto, un giorno imparerò”… penso.
Intanto ho già imparato molte cose. Alla fine non ho fatto niente, ma qualcosa mi è rimasto. Spero nei prossimi turni di riuscire a levare questo freno inibitorio e di riuscire a lasciarmi più andare. Anche se ci vorrà del tempo…
Grazie Nuvola.

Dott.ssa Bottone (alias Laura, per ora penso che mi terrò il nome datomi dalla mamma di Asia)
Ps. Ovviamente poi al ritorno tra autostrada e poggio imperiale (ma come ho fatto a finire lì?) per tornare a casa c’ho messo 2 ore, ma questa è un’altra storia.
Giu 28, 2010 | Posted by in Blog | 0 comments

21 Giugno 2010

Eccomi! Eccomi!
Oh dunque che dire turno straordinario! Mio marito , anima santa, mi ha trovato tutti gliorari mondiali per arrivare puntuale ma tanto e’ stato lo scalpitare che son arrivata quaranta minuti prima!!!! Ve l’avevo dettto che non vedevo l’ora!!! Insomma un grazie ai miei generosi compagni!!! Da voi tutti spero di imparare il piu’ possibile. Grazie a quella bomba che e’ Nuvola e grazie alla dolcissima Fiorella alla quale mi sono appiccicata, così come e’ accaduto con Nuvola, come una zecca!!! All’esordio nella sala prelievi un po’ di strizz l’ho provata, ma per nostra straodinaria fortuna le persone erano disponibili e
contente di scambiare qualche parola piacevole…..Sì va’ bbene mi devo preparare non sara’ sempre cosi’ anche perche’ la sala prelievi e’ soggetta a variabili dettate da tensioni e sofferenze…pero’ quale migliore sfida per iniziare???? Insomma e’ stato un tuffo straordinario tra le persone, Fiorella e’ riuscita a saper da una signora molto gentile tutti i segreti di una pettinatura alla Grace Kelly di cui era portatrice sana ed ad organizzare un summit di Fiorelle che mai mi sarei aspettata.in sala prelievi…che si e’ rivelata una buonissima occasione per attaccare discorso! Presso il reparto dialisi ho avuto modo di conoscere i due Gini, la sig.ra Bianca e la Patrizia sfegatata appassionata di cinema come me del resto……ottimo ottimo…cosi’ possiamo chiacchierare di attori come il metro e mezzo Cruise..o di film in genere….molto bene!!!! Sono molto contenta!! Ed infine i bimbi, sì c’erano!!! E’ stato divertente anche li’..starci insieme e giocare un po’…..Si certo la realta’ in cui si va’ a costruire questi fili di contatto e’ chiaramente molto delicata…chissa’ quante cose avro’ modo d’imparare…. E’ chiaro non lo nascondo sono entusiasta dell’occasione che mi offrite di poter collaborare con voi. di poter fare quello che posso in una
realta’ come l’ospedale che non credevo di avere la fortuna di sperimentare fino a quando ho avuto modo d’incontrare Nuvola e Voi!!!!
A presto!!!
Arancina
Giu 25, 2010 | Posted by in Blog | 0 comments

21 Giugno 2010

Carissimi clauni buongiorno, mentre aspetto il report di Arancina che era al suo primo turno vi invio quello di Fiorella, abbiamo fatto un bel turno a tre e stranamente questa volta abbiamo trovato anche parecchi bimbi in pediatria, devo dire inoltre che le due ragazze sono state davvero brave e mi sono divertito molto, adesso vi lascio alla lettura del report, ciao a presto
Nuvola

Cielo coperto, nuvole sparse…insomma, all’arrivo a Ponte a Niccheri la mattinata non promette nulla di buono, ma è destinata a migliorare!! La sala prelievi stamattina è tranquilla, le persone attendono rassegnate il proprio turno e tra un cruciverba e un sudoku scambiano volentieri due chiacchiere, per cui girando ripenso a quello che Nuvola mi ha detto poco prima…forse è vero, la sala prelievi un po’ spaventa, tanta gente aspetta, guarda, si annoia e tu ti senti quasi obbligato a intrattenerli, ma poi ti accorgi che nessuno di loro ti chiede di fare spettacolo, anzi quasi desiderano che tu ti avvicini a loro, per poter parlare, raccontare….quasi come se ci fossero cose che hanno sempre desiderato dire e che ora riversano su di te!! In fondo, ti accorgi che sala prelievi e dialisi non sono poi così lontane, da questo punto di vista…certo che in dialisi l’atmosfera ti aiuta ad ambientarti, c’è un clima di familiarità straordinario! Io a volte vorrei fare, dire, ma poi prevale il desiderio di ascoltare, perchè anche qui c’è tanta voglia, e forse anche bisogno, di raccontarsi! L’incontro con Pietro, poi, è davvero particolare…rimango affascinata dal suo carisma e dal suo entusiasmo, dall’enorme mole di notizie e riflessioni che è in grado di trasmettermi in soli dieci minuti di conversazione!! Infine, arriviamo in pediatria, oggi abbastanza affollata…bambini, certo, ma anche i genitori, che cercano di nascondere agli occhi dei figli la loro preoccupazione…è bello vederli rasserenati, quando guardano i loro bambini sorridere, è bello capire di aver portato un po’ di conforto anche a loro…
Insomma, come al solito, all’uscita l’umore è migliorato, tanti pensieri affollano la mente,ho tanti flash di una mattinata intensa…ancora una volta capisco che avrei potuto fare di più, ma forse è così che funziona, senti di aver ricevuto tanto e, in confronto, ti sembra di aver dato troppo poco!!
Fiorella

Giu 23, 2010 | Posted by in Blog | 0 comments

19 Giugno 2010

Carisimi amici ecco a voi lo splendido report di Giugiola, da ultimo lei dice che è riuscita a incanalare la sua energia e si chiede se è sta crescendo, secondo me si, lei in ogni caso è stata davvero brava, buona lettura a tutti e grazie a Giuggiola per avermi accompagnato ancora una volta
Nuvola

E’ la stagione delle piogge.. appena alzata dal letto mi vien da pensare “quasi quasi mi gonfio un bel canotto con i palloncini e me ne vado a remi fino a ponte a niccheri!!”. Un po’ sottotono, abbacchiata da tutto questo freddo fuori stagione, inizio il mio turno con Nuvola. Sala prelievi pienotta, abbiamo fatto a gara a chi aveva la ricetta scritta peggio!! Ha vinto Lorenzo, un ragazzino di 12 anni che, grazie ad un dottore-genio che è riuscito a tradurre i geroglifici della ricetta, si è potuto fare le analisi giuste!! Abbiamo assegnato anche il premio DECIBEL alla piccola Letizia che è riuscita a STAPPARE le orecchie di tutti gli infermieri della sala di strillo in strillo- la butto sul comico, ma in realtà mi sono sentita disarmata davanti a questa fanciullina.. nei suoi occhi si poteva leggere il terrore, la FIFA MATTA per l’ago.. e anche se ho provato più e più volte a cercare un contatto visivo con lei, una canzoncina, bolle di sapone con la mamma, nulla! non esistevo, non mi vedeva! per fortuna tutto è passato una volta finito il prelievo. In dialisi tutto tranquillo, argomento del giorno: i CANI! uuuuuh… quante storie!!! Ho raccontato un po’ del mio cane-tavolino-CLEO (un bassotto rotondo) e di tutti i dispetti che mi ha combinato!! ne son venute fuori delle belle!! il livello intellettuale si è alzato notevolmente quando abbiamo intavolato discorsi su cinema e letteratura giapponese, Umberto Eco.. che clauni eruditi!! Esser colti stanca, soprattutto in questi tempi di tv-lavaggio del cervello! così siamo andati a fare due giochetti di magia in pediatria, c’era Giulia che si era presa una brutta febbre.. INDOVINATE UN PO’??? dalla finestra della stanza abbiamo visto due cerbiatti che scorrazzavano per i campi!!! la mamma con il cucciolino, piiiiiccioli!! finito il turno mi sono sentita più stanca rispetto alle altre volte, però arricchita e soprattutto più.. ‘equilibrata’! una sensazione strana, perchè è come se durante la mattina fossi riuscita a tenere a freno l’euforia che di solito si prova a fare i turni e che invece le prime volte provavo e lasciavo andare libera in qua e in là- oggi la sentivo incanalata, controllata- forse usata meglio! la giuggiola cresce?

un abbraccio giuggioloso a tutti!!

Giuggiola
Giu 21, 2010 | Posted by in Blog | 0 comments

14 giugno 2010

Per quanto mi possa esser alzato con il piede non giusto….noto dopo poco tempo che in sala prelievi qualcuno dev’esser sceso di muso dal letto da com’è nervoso…”ME NE FREGA UN C……A….?^%&”! SE AVETE SCIOPERO!!!”…..si il tipo è nervoso….Per fortuna San Nuvola da Empoli prima con un …”ALLORA PICCHIAMOCI TUTTI e poi con le parole riesce a calmare l’esasperato da coda…

Cosi’ inizia il mio turno…

Dopo aver calmato la sempre bollente sala prelievi saliamo su in REPARTO VITA, pediatria…Oggi presa d’assalto da minuscole creaturine di pochi mesi…tra cui due gemellini, una bimba eritrea ed una giovane mamma marocchina di 21 anni che ci parla del suo desiderio di portar suo figlio in Marocco per insegnargli la cultura e la lingua del suo paese…la cultura…cosa che in Italia penso non si sa piu’ cosa sia…
Mischiato tra le varie nascite troviamo un ragazzotto che ormai avra’ passato quei quindic’anni dal giorno della sua nascita…ricoverato per un appendicite…anche se…a notar dalla sua espressione sembava stesse piu’ male per aver accanto la su mamma ipersensibile che non per l’operazione….ma gli spieghiamo che va capita…son mamme!!!
Usciti dalla sala vita andiamo a trovar i nostri Guru, i nostri saggi…i nostri maestri di vita…e si…non posso definirli in altri modi…entriamo in dialisi…Oggi son tutti molto tranquilli…scambiamo due parole un po con tutti…e poi eccolo li…l’Uomo!!! Pietro!!!….un esempio…uno stile…un maestro…la sua voce che parla di sua madre, le sue storie…il suo sapere…la sua voglia di vivere…per chi lo conosce sa cosa voglio dire…

Un abbraccio a tutti e via…

Un abbraccio per i nostri amici, un abbraccio a voi clauni e un abbraccio a Nuvola.

Pan
Giu 19, 2010 | Posted by in Blog | 0 comments

Garibaldi—da Pietro…per i 1000 membri di facebook

Pietro Cipollaro
Contributo al 150° dell’Unità d’Italia
GARIBALDI RIVOLUZIONARIO E UOMO D’ORDINE
Il generale che non diventò né dittatore, né politico

Nessuno ricorda Domenico Garibaldi padre di Giuseppe; perché l’unica sua opera notevole è il figlio. Invece si ricorda, intitolandogli scuole, Rosa Raimondi, madre di cotanto eroe; perché alla sua epoca ad una donna si chiedeva solo di essere casalinga e madre, niente di importante ed autonomo.
Giuseppe Garibaldi nacque nel 1807 a Nizza, bella città marinara allora ultimo lembo di Liguria ad Ovest; città italiana anche se l’Italia ancora non esisteva. Negli spiriti eletti si andava però diffondendo una certa idea di nazione, nel ricordo di un grande impero, scomparso 16 secoli prima, che si era originato in Italia, a Roma. Il bimbo molto vivace e precocemente coraggioso fu indirizzato agli studi nautici, per la carriera di capitano di nave, mestiere adatto per diventare cittadino del mondo.
Il ragazzo Garibaldi era nato nel momento giusto, quando l’appena iniziato secolo XIX sarebbe diventato il secolo dell’affermazione del concetto di nazione; in particolare lui pensava all’uso della forza, perché i popoli raggiungessero il loro ideale di indipendenza.
Un forte impulso all’idea venne agli italiani, per lo più ignari di esserlo, da Napoleone I; oltre alle regioni sotto il diretto governo della Francia conquistatrice, il grande Corso di origini toscane aveva organizzato una Repubblica Italiana, trasformata nel 1805 in Regno d’Italia, perché a lui piacva fare il Monarca (il Berlusconi dell’epoca). Era un fulmine di guerra, però debole in storia, geografia e quindi in politica internazionale; alla fine dell’avventura combinò disastri e perse tutte ‘e cose; come avrebbe detto il napolanizzato cognato Giocchino Murat; che con la sconfitta di Napoleone ci perse il Regno di Napoli e pure la testa. La fine dell’Impero Napoleonico rimise in auge i vecchi sovrani di prima, testardi conservatori; li osteggiarono coloro, che avevano gridato vive la Republique, che avevano apprezzato il vento di novità della Rivoluzione Francese, liberté, egalité, fratrnité, tradita dall’autoproclamatosi Imperatore; i patrioti si organizzarono in società segrete, la Carboneria; i cui primi moti fallirono nel 1821 e nel 1830.
Un altro ligure, con un paio d’anni in più, Giuseppe Mazzini, pensò che si dovesse prima creare un movimento d’opinione e nel 1831 fondò la Giovane Italia; a cui Garibaldi nel 1833 aderì, premendo per l’azione. Nel 1934 l’Insurrezione di Genova fallì ed ambedue i giovanotti presero la via dell’estero, in attesa che per l’Italia maturassero tempi migliori.
Per un uomo di mare, buono per tutte le stagioni e tutte le latitudini, qualsiasi estero è la sua patria. Garibaldi si trovò benissimo nell’inquieta Sud America, dove i popoli combattevano per l’indipendenza: il giovanotto “Peppino” aveva una gran voglia di menar le mani per una causa giusta, la libertà di un popolo oppresso; ci sapeva fare ed aveva le fisic du rol, per dirla alla francese. Bello, con 2 spalle così, la grande chioma bionda gli dava una certa aria messianica, aveva il carsima del capo, era un trascinatore. L’America del Sud, il sognodi una nuova vita e di un lavoro ben pagato, aveva già affascinato molti italiani poveri ma di buona volontà, desiderosi di imporsi, di un riconoscimento. Garibaldi organizzò la Legione Italiana e per distinguerla gli mise le camicie rosse. Ai tempi non si sapeva cosa fosse il mimetismo in guerra; i soldati vestivano di colori sgargianti, da parata; i nemici degli italiani, gli austriaci, addirittura di ridicolo bianco, che diventava color fango. Alla Legione fu offerta una partita di robusta stoffa rossa: affare fatto; quel colore del fuoco divenne simbolo di lotta rivoluzionaria, di libertà, di coraggio, divenne un mito. La Legione era di valorosi dietro un generale nato per la battaglia; si coprì d’onore nel brasiliano Rio Grande del Sud e nel nascente Uruguay; a chi oggi scende nel porto di Montevideo, appare la statua bronzea di Garibaldi, a ricordare un emigrante, che per quelle prime imprese americane sarebbe diventato l’Eroe dei Due Mondi.
L’altro mondo era l’Italia, dove le idee mazziniane di una repubblica e di una Unione degli operai italiani avevano fatto proseliti, non sufficienti però al successo dei moti degli anni ’40. Nell’Europa più vivace le idee liberali covavano sotto la cenere della Restaurazione; successe un quarantotto, le notizie rimbalzarono da una capitale all’altra in quella primavera 1848 di gioventù all’assalto del potere, che resistette, ma la sfida era lanciata. Garibaldi era tornato per tempo, quando nell’aprile 1848 Carlo Alberto di Savoia Carignano, quello “con il cilicio al cristian petto”, re di Sardegna unita al Piemonte, ebbe un sovrumano coraggio e tanta fiducia nella provvidenza, da attaccare con l’aiuto di volontari di varie regioni l’Impero Austro Urgarico, grande 20 volte il suo Piemonte. La vittoria di professori e studenti dell’Università di Pisa a Curtatone e Montanara, la carica dei carabinieri, che determinò la vittoria di Pastrengo, furono illusioni: l’Austria-Ungheria riuscì a riorganizzare la sua potente macchina bellica ed a riprendere il sopravvento. Nemmeno a Garibaldi andò bene: combatté nel Comasco e riparò in Svizzera; rientrò nel 1849 per difendere la Repubblica Romana, contituitasi con il Triunvirato di Mazzini, Saffi ed Armellini, capopopolo Ciceruacchio, mentre Pio IX si rifugiava all’estero, a Gaeta.
Roma capitale era il pallino fisso di Garibaldi; che amava preti poveri e garibaldini, come Don Giovanni Verità, ma aveva in uggia il Papato, padrone con lo Stato della Chiesa di un gran pezzo d’Italia, dal Garigliano alla Romagna. Garibaldi difese Roma, anche attaccando e vincendo in paesi lontani dalla città; ma la potenza delle cannonate dell’Esercito Francese, venuto a difendere il Papa, ebbe la meglio ed i patrioti dovettero abbandonare Roma. Altra fuga verso l’ultimo focolaio di resistenza patriottica, a Venezia. Garibaldi non riuscì ad arrivarci; il percorso per il Nord è costellato di lapidi, che ricordano una sua frettolosa sosta e chi lo ospitò rischiando; anche il Mare Adriatico era battuto dagli austriaci; presso Ravenna, spossata dagli stenti, gli morì tra le braccia Anita, l’amatissima giovane moglie brasiliana, audace quanto lui in battaglia.
Garibaldi riprese la via dell’esilio, a New York; trovava sempre un piccolo imprenditore italiano, stavolta Antonio Meucci, che gli dava un lavoro da pacifico borghese. Rientrò in Italia nel 1854; i patrioti, leccatesi le ferite, avevano abbandonato le idee repubblicane di Mazzini, speravano nella Monarchia Sabauda, mentre il ministro Camillo Benso Conte di Cavour lavorava in segreto alla politica di alleanze; il nuovo motto era: “Italia e Vittorio Emanuele” Garibaldi si adeguò; c’è un suo ritratto con la divisa azzurra da generale dell’Esercito Piemontese; i Garibaldini furono inquadrati in un corpo chiamato “Cacciatori delle Alpi”. Stavolta gli austriaci furono cacciati dalla Lombardia, col sostanziale aiuto dell’Esercito del nuovo Imperatore dei Francesi Napoleone III, convinto da Cavour ad imitare in gloria militare il più famoso zio. Napoleone III era un buono; a quei tempi chi si beccava una pallottola talvolta poteva dirsi fortunato: cascava giù sperando che, a battaglia finita, qualcuno lo soccorresse; ma le ferite da baionetta provocavano la morte per dissanguamento; l’Imperatore rimase impressionato dalla carneficina: stava vincendo, decise per l’armistizio. Nello stesso luogo lo svizzero Henry Dunant ebbe l’ispirazione per fondare la Croce Rossa.
Garibaldi non perdonò mai a Cavour, che gli accordi tenuti segreti prevedesseo di ricompensare Napoleone III per il suo sostegno al Piemonte, con la cessione alla Francia di Nizza, la sua patria; non lo consolò sapere, che il Re Vittorio Emanuele II aveva dovuto cedere la Savoia, culla dei suoi avi. Intanto Garibaldi si era fatto un’altra patria personale; nel 1854 aveva comprato per pochi soldi un posto meraviglioso su un’isoletta, dove gli unici rumori erano il mare, il vento teso delle Bocche di Bonifacio tra Corsica e Sardegna e le capre, appunto Caprera, che lui colonizzò da solitario; con gli anni organizzò una minima corte; fu il primo vip a scoprire la futura Costa Smeralda.
Garibaldi aveva un grande progetto: attaccare il Regno delle Due Sicilie governato dai Borbone, in superficie1/3 dell’Italia, di consistenza dubbia; ma è falsa la nomea di arretratezza, perché vantava la prima ferrovia italiana ed alcuni distretti industriali d’avanguardia. Garibaldi, che aveva giurato fedeltà all’idea di Italia ed a Vittorio Emanuele, non poteva fare di testa sua; si era organizzato, disponendo della copertura dell’astuto Cavour; che con i re europei fece finta di essere stato colto di sorpresa da quella testa calda di rivoluzionario, che sognava una repubblica nel Sud Italia. Difficile credere, che alla Polizia piemontese fosse sfuggito un assembramento di un migliaio di robusti italiani, per lo più lombardi e qualche sospetto dell’Europa dell’Est, sovversivi nemici storici dell’Austria, tutti a Quarto, 4 miglia dal centro di Genova. Difficile rubare 2 grossi piroscafi della Società Rubattino, il Piemonte ed il Lombardo, senza l’ordine all’equipaggio di lasciar fare. I Mille non erano ricchi: qualcuno deve aver pagato le armi imbarcate a Talamone, sulla costa del neutrale Granducato diToscana. All’Inghilterra piaceva la nascita di uno stato italiano amico: così navi inglesi fecero una moina davanti a Palermo, distraendo le ignare navi borboniche, mentre i Mille sbarcavano festosamente nell’incustodita Marsala.
I Garibaldini avevano rimesso le camicie rosse ed allo svilleggiato “esercito di Franceschiello”, sinonimo di disorganizzazione borbonica e di arte della fuga, sul colle di Calatafimi dovettero apparire come tanti diavoli. Stavolta il paziente lavoro dei patrioti aveva preparato il terreno: c’era una certa aspettativa del “nuovo”; infatti a Bronte nel Catanese il luogotenente Nino Bixio dovette reprimere con mezzi bruschi un accenno di rivolta di contadini, che dopo secoli di servilismo sognavano la rivoluzione ed una ridistribuzione delle terre. Garibaldi dritto al suo scopo: fare l’Italia; non poteva complicarsi il cammino con rivolte locali; oggi si direbbe una vicenda gattopardesca. L’ottimo inizio della campagna militare creò un alone di imbattibilità, fiaccò la debole resistenza borbonica, fu determinante: i padri inviarono i “picciotti”, i ragazzi siciliani ad arruolarsi nei Garibaldini. La conquista della Sicilia e la risalita di Calabria e Campania verso Nord fu una marcia gloriosa e l’accoglienza nella indifendibile capitale Napoli, troppo popolosa per una battaglia, fu trionfale. Francesco II di Borbone, la regina Sofia e pochi cortigiani avevano sloggiato per tempo, ritirandosi nella munita fortezza di Gaeta, visto che nemmeno S. Gennaro aveva fermato l’invasore. Nell’ultima decisiva battaglia campale, presso Caserta, sulle rive del Volturno, per la prima volta il Generale Garibaldi, che in gioventù aveva iniziato con guerre di bande, poté disporre di ben 15.000 uomini.
Era tutto combinato; a cavallo, a passo di marcia, l’ancor giovane (53) Generale con la camicia rossa messa pulita per l’occasione, rimuginava come salutare il Re Vittorio Emanuele, che scendeva da Nord; le staffette si erano già incrociate, per lo storico incontro di Teano trovò la frase storica e beneaugurante: “saluto il Re d’Italia!” Il quale lo invitò cordialmente a prendersi il meritato riposo a Caprera; per dimostrare di fare qualcosa, di non ricevere solo un regalo, il Re si occupò di concludere il lavoro, assediando Francesco II a Gaeta con i cannoni e le sue truppe fresche.
Garibaldi si ritirò a Caprera; la richiesta di riconoscimento burocratico e relativa pensione per i suoi combattenti fu l’ultima bega, che dette all’esausto Cavour, morto nel 1861, appena proclamato il Regno d’Italia. Sempre seguendo il sogno della conquista di Roma, ideale capitale, nel 1862 Garibaldi commise l’unico grave errore della sua vita da condottiero; la sua “marcia su Roma” fu interrotta dall’Esercito Italiano sull’Aspromonte, con 7 garibaldini uccisi ed il Generale ferito ad una gamba, da allora costretto ad usare un bastone. Vittorio Emanuele II, il chiacchiarato “figlio di un macellaio” era un donnaiolo ed un mangiapreti, molto diverso dal religiosissimo padre (?) Carlo Alberto; eppure, avendogli già tolto l’Emilia-Romagna, le Marche, l’Umbria, non se la sentì di togliere il molto ridimensionato Regno della Chiesa al Papa-Re Pio IX, capo della Cristianità; bloccò dunque l’irruente Garibaldi e tranquillizzò gli stati cristiani, stabilendo nel 1865 la capitale in un posto degno e centrale, a Firenze. Nel 1866 l’alleanza con la militarmente forte Prussia permise alla deboluccia Italia di affrontare ancora l’Impero Austro-Ungarico; le buscò per terra (Custoza) e per mare (Lissa); solo Garibaldi, che quasi sessantenne ed acciaccato guidò i suoi Garibaldini stando in carrozza, vincendo la Battaglia di Bezzecca salvò l’onore dell’Italia; a cui la Prussia consegnò il Veneto: sulla Laguna di Venezia fu un tripudio di tricolori.
Garibaldi non si rassegnava; nel 1967 tentò ancora la conquista di Roma, stavolta radunando i suoi già nelle vicinanze della città. Il Governo del Re, finto sorpreso, poté evitare lo scontro fraticida; perché ci pensò la Francia a difendere Pio IX, bloccando i Garibaldini a Monterotondo ed a Mentana, forte della superiorità datagli dai nuovi fucili chassepot, di enorme potenza di fuoco; sconfitto dalle nuove armi, Garibaldi dovette rassegnarsi. Nel 1870 arrivò l’occasione tanto attesa; la Francia non poteva più mandare truppe per difendere il Papa; se la vedeva molto brutta sotto l’attacco della Prussia, prossimo Impero di Germania. Vittorio Emanuele II ne approfittò; il XX Settembre le cannonate aprirono una breccia nelle mura ad una certa distanza dalla michelangiolesca, preziosa, indenne Porta Pia, che dette il nome alla facile impresa. Perché Pio IX non volle inutili spargimenti di sangue ed accettò la fine del potere temporale della Chiesa, iniziato con la discussa donazione dell’Imperatore Costantino; ordinò la resa ai “soldati del Papa”, sinonimo risorgimentale di scarsa combattività, e gli italiani entrarono nella Città Eterna, mentre la folla entusiasta gridava: “Evviva li berzajeri”
Il pensionato Garibaldi fece il gran gesto; perdonò ai francesi di avergli ucciso in battaglia tanti giovani generosi e di avergli precluso la strada per Roma; andò a difendere la Francia contro l’aggressione dei prussiani, ritrovando l’ebbrezza del combattimento, ottenendo a Digione l’unica vittoria di parte francese; il suo primogenito Menotti gli consegnò l’unica bandiera strappata ai prussiani in quella guerra.
A Roma, nell’agognata capitale d’Italia, Garibaldi ci arrivò, osannato, da vecchio generale prestato alla politca. Nel dicembre 1870 il biondo Tevere si era esibito in una delle sue solite inondazioni; i “papalini” la considerarono la vendetta del fiume contro l’occupazione di Roma; il Governo promise che la nuova Italia avrebbe provveduto e non ci sarebbero state più inondazioni. Ma lo fece in modo brutale, ordinando la costruzione di giganteschi muraglioni, più grandi di quelli parigini, perché il Tevere è bizzoso mentre la Senna è più tranquilla. I muraglioni, grande opera costosa, scatenavano una gigantesca speculazione immobiliare, che già stava assalendo molte delle splendide ville romane, per farne i fitti quartieri umbertini; i brutti e monotoni muraglioni mostravano la brutale ignoranza dei burocrati piemontesi, di cui il pesantissimo “Palazzaccio” di Giustizia ne è l’emblema. Fu distrutto lo splendido, mutevole rapporto di Roma, una città affacciata sul Tevere; fu distrutto il paesaggio della città signorile (palazzi Altoviti e Falconieri) e popolaresca, colorata, con pendii erbosi ed alberati percorsi da sentieri sulle rive, con compatte fondazioni di case nelle zone centrali, anche ad archi, con stabilimenti balneari, sottili ponti sospesi e passerelle, attracchi delle lunghe e piatte barche da fiume. I muraglioni distrussero il Porto di Ripa Grande, dove arrivavano barconi con le merci da oltremare, anche vini dalla Spagna, e la meraviglia barocca, le scenografiche scalinate del Porto di Ripetta, dove arrivavano le merci, olio, vino, legname dalla Sabina ed oltre, con capolinea a Ponte Felice, a valle della confluenza con il Nera. Il progresso non avrebbe salvato i mulini, ma il progetto Garibaldi avrebbe salvato il paesaggio di Roma sul Tevere. L’idea del Generale, uomo di molti viaggi ed esperienze, era semplice e geniale: una diga a monte della città, con una chiusa per continuare il trasporto fluviale, avrebbe mantenuto costante il livello della corrente; così che i palazzi, rassicurati contro le piene, potessero abbellire il lato fiume, terminando con giardini ombrosi di salici sulle rive, una meraviglia. Un canale scolmatore, girando ad Est della città si sarebbe preso le piene, scaricandole nel fiume a valle dell’Urbe. I fautori delle grandi opere inutili, i primi palazzinari, in difesa dei loro affari, rigettarono il pratico progetto Garibaldi, protestando contro la spregevole modifica del corso del fiume retoricamente “sacro ai destini di Roma”; per Garibaldi la vittoria degli affaristi fu una sconfittà contro nemici interni, superata in amarezza solo dalla vicenda dell’Aspromonte. Forse lo fece sorridere sapere, che nel 1878 una piena del vendicativo Tevere sconvolse i cantieri e ridusse gli incassi degli affaristi.
Il generale valorosissimo, amante della libertà a tal punto, da mettersi a servizio dei popoli più deboli e da non essere mai tentato di fare il dittatore, come la sua forza miltare ed il sostegno popolare forse gli avrebbero permesso; contento di aver contribuito alla creazione dell’Italia come Stato, si ritirò nell’incanto della sua Caprera. Era deluso dalla politica, stanco, appesantito, claudicante; confortato da persone affezionate si spense serenamente a 75 anni, guardando il mare. Fu un eroe mondiale, la Patria gli eresse tanti bronzei monumenti a piedi o a cavallo, ma dimenticò il suo idealismo.

Giu 17, 2010 | Posted by in Blog | 0 comments

07 Giugno 2010

arrivo incredibilmente:
stanco
e prima di Nuvola.
sala prelievi: si discute: l’amore non ha età (‘vedovi back on the market’)
dialisi: si argomenta: scorpacciata di ciliegie ad opera di Gino ‘Il-Più-Alto’ con pericoloso innalzamento del potassio (si difende: sono appetitose, come tù fai?…-si insinua forse il pentimento?-tanto le rimangio e vaffanculo, poi quando sò morto e’un ci sò più -non troppo!- la vita è un soffio -epitaffio filosofico-)
un nuovo arrivato, Emilio, ex generale della marina, ascolta jazz e musica classica e si sente solo, vive in un complesso abitativo per anziani, dove si trova circondato da tutte donne più anziane di lui che si accapigliano per gelosie e asti(non so se esiste il plurale di astio, che non sia la città). Così lui preferisce starsene per conto suo, ma poi si annoia.
pediatria: si indaga: gioielli, formaggi, cioccolata.
infine una tenerissima madre, inciampata col figlio piccolo in braccio, in stato di shock ci racconta di come si riveda cadere ogni attimo, come in un incubo. Per fortuna il bambino, che ha battuto la testa, sembra stare benissimo, con i suoi occhioni spalancati sul mondo.

Da ultimo ce ne torniamo alle macchine.

Bilancio complessivo:

cose scordate da Nuvola a giro(con altrettanti conseguenti giri pesca per recuperarle):

belle facce viste a giro: tante davvero

bene ricevuto: sempre più di quello dato, questa, mio malgrado(e mio bengrado), è sempre la mia sensazione uscito da un turno.

Zuppi

Giu 15, 2010 | Posted by in Blog | 0 comments

04 Giugno 2010

Ciao ai clown tutti….
ieri secondo turno…. parto da casa di corsa, come sempre….arrivo in tempo davanti all’ospedale dove incontro Coccinella a parlare con Maria,la ragazza rom, altre due chiacchiere di numero e ci avviamo verso gli spogliatoi… partiamo subito verso la peditria dove incontriamo una bimba di 3 anni molto triste, che non vuole giocare con noi, ma alla domanda della mamma di cosa vuole fare in quel momento risponde: “andare a casa nostra”… troviamo poi una ragazza più grandicella che Cocci fa divertire con palloncini e trucchetti.. Io mi sento un po’ più impacciata, sarà per la giornata un po’ strana, sarà perchè forse mi mancava quel pizzico di spinta che avevo avuto nel primissimo turno.. andiamo poi in dialisi e qui succede qualcosa di magico…. rimango incantata da come Cocci ha saputo gestire Ivo…un paziente che da lontano ti fa capire che ha un gran giramento di scatole nell’essere lì, che ce l’ha con il mondo intero per questo e che da lontano ti fa capire “non ti avvicinare perchè sennò ti ci mando….”
Ha esordito borbottando “o che religione che l’è questa??? icchè sarebbe questa “”vesticologia””?? ” Ingannato da trucchetti di Cocci che incantavano lui, le infermiere e me,piano piano ha preso confidenza… Lei è stata davvero brava, mi ha spianato la strada per poterci parlare un bel po’… mi ha raccontato, con lacrime agli occhi miste a rabbia dentro, la vita di dialisi, con tutte le difficoltà del caso… alla fine, lo stesso che visti da lontano sbuffava infastidito, ci ha ringraziato tanto di averlo fatto parlare un po’ e ha detto di dire a tutti che facciamo bene a fare quello che facciamo…… missione compiuta direi……..

Pallina

Giu 10, 2010 | Posted by in Blog | 0 comments

Report Festival gelato e ringraziamenti

Carissimi clauni ci tengo davvero a ringraziare tutti voi per la grande partecipazione al festival, so che ognuno di voi ha esami e impegni vari ma nonostante tutto siamo riusciti a far partecipare attivamente al festival circa 22 persone del gruppo, siamo arrivati a toccare le corde giuste e nonostante i problemi causati dalla forte affluenza di sabato siamo riusciti a far essere il nostro uno stand di riferimento per tante persone che lavoravano là e non solo, parecchi di voi hanno fatto doppi turni e molti poi sono tornati anchea trovarci nonostante non fossero in turno per cui davvero grazie, vi ricordo, anche se già lo sapete, che senza di voi questo progetto non avrebbe alcun senso e devo dire che insieme voi mi sento davvero bene per cui grazie di cuore e ciao a presto.
P.S: un grazie particolare a Gomitolo e Primavera (Rachele e Tiziana) perchè hanno partecipato attivamente nonostante siano in attesa di un figlio, questo non per dire che chi è incinta è impedito ma solo per dire che potevano anche decidere di stare tranquillamente a casa e invece hanno partecipato e spero siano state bene e si siano sentite a loro agio e l’ultimo grazie veramente di cuore e da parte di tutto il gruppo (lo dico da solo) a Sole e sua mamma che ci hanno messo a disposizione la loro casa per andare in bagno, riposarsi, staccare un attimo e ci hanno pure offerto da mangiare e sostegno continuo, inoltre la mamma di Cristina ha pure regalato un cellulare al ciambellaio,tutte queste sono persone speciali e il nostro lavoro funziona proprio perchè abbiamo il loro sostegno, senza di loro niente di ciò che facciamo avrebbe logica di esserci.

E INOLTRE

Cari Valentina,Sabrina,Susanna, Andrea e Lorenzo questa picola mail per ringraziarvi a nome di tutto il gruppo clown di M’illumino d’immenso per il grande supporto, la pazienza, l’aiuto e l’accoglienza che ci avete dato durante il festival del gelato. Quando si fanno manifestazioni del genere si lavora a stretto contatto e sotto stress per qualche giorno e poi normalmente neanche ci si ringrazia, ci salutiamo e ci perdiamo di vista, e questo è normale con le collaborazioni saltuarie, a parte Andrea che non riuscirà più a liberarsi di me visto che lavora all’Alcas e che con loro abbiamo un rapporto di continuità da oramai 6 anni, ma siccome il nostro gruppo lavora sempre con gioia e crede fermamente che i rapporti con le persone possano andare oltre a come normalmente vanno, io ci tengo a ringraziarvi di cuore e a mettere il nostro gruppo a vostra disposizione qualora ne abbiate bisogno. Vorrei vi rimanesse di noi un buon ricordo e che possiate dire che lavorare con noi vi ha fatto sentire bene per qualche giorno, desidero salutarvi con una poesia che mi sta molto a cuore poichè spiega come sia possibile trovare la poesia in ogni cosa che facciamo e che a volte stiamo vivendo la poesia stessa senza sapere di viverla, bene, quello è il momento esatto in cui la nostra vita diventa poesia, quando si fa un caffè a un barbone o a un rom che vive in piazza, quando si lascia che loro possano interagire con noi, non so se nella confusione siete riusciti a notarlo ma diversi barboni che vivono in Santissima Annunziata la sera della domenica ripulivano la piazza poichè era “casa loro” e tutto quel sudicio gli dava fastidio, a me è sembrato molto bello e quando a un signore anziano ho dato uno scatolone per metterci lo sporco che stava raccogliendo lui mi ha ringraziato di cuore e mi ha detto :”Poveri giovani come siete messi male se tutti sporcano così”, allora gli ho detto di venire la mattina dopo alle otto a prendere un caffè al nostro stand e lui ha semplicemente risposto: “Alle otto?…io incomincio a lavorare alle tre….sai quanto devo pulire?”, ecco io l’ho trovato poetico e ho sperato un giorno di poter avere questo spirito di vita, ricordo il ciambellaio (uno che vive all’ospedale di ponte a niccheri e che conosciamo bene) che appena ci ha visto ci ha detto che gli avevano rubato il cellulare al pronto soccorso…noi gliene abiamo trovato uno velocemente e lui ci ha ringraziato il giorno dopo portandoci un vassoio di paste dategli da un suo amico pasticcere, l’ultima chica del festival me l’ha regalata proprio il ciambellaio la domenica mattina quando gli ho chiesto:”Come stai?” e lui ha risposto:” Bene, stanotte ho dormito al pronto socorso di Toregalli e mi hanno dato anche una sedia a rotelle dove potevo standere le gambe e tenere I piedi in alto…”, dedico questo a tutti noi , me compreso ovviamente, che avremmo sicuramente risposto:”Come vuoi che stia?….male…..dormo al pronto soccorso…..” a noi a volte manca di apprezzare le piccole cose importanti e che rendono appunto “poesia” la vita. Sicuramente voi saprete se il festival è andato bene o male…a me ha regalato queste due o tre storie e mi basta, sinceramente mi ha dato molto, sarà strano, e noi siamo un gruppo strano, ma tra canale 5 con la Barbara d’Urso e i barboni e i rom della piazza che interagivano con noi clown io preferisco senz’altro i secondi e fosse solo per questo il vostro festival ha regalato a tutti noi un sacco di cose belle.
Grazie a tutti.

Nuvola

Pablo Neruda tratta da “Memorial de Isla Negra” 1964

La poesia

E fu a quell’età….Venne la poesia
a cercarmi: Non so, non so, da dove
usci’, da quale inverno o fiume.
Non sò come nè quando,
no, non erano voci, non erano
parole, nè silenzio,
ma da una strada mi chiamava, dai rami della notte,
all’improvviso tra gli altri,
tra fuochi violenti
o mentre rincasavo solo
era li’ senza volto
e mi toccava.

Io non sapevo che cosa dire, la mia bocca
non sapeva
chiamare per nome
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa pulsava nella mia anima,
febbre o ali perdute,
e mi formai da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi il primo verso vago,
vago, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di colui che nulla sa,
e vidi all’improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
l’ombra trafitta,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l’universo.

E io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell’abisso,
ruotai insieme alle stelle,
il mio cuore si distese nel vento.

Giu 2, 2010 | Posted by in Blog | 0 comments
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