28 luglio 2018

 Turno cominciato in compagnia di Pan e del suo dito medio gonfio, in cerca di una qualche diagnosi da parte di infermieri e dottori: pediatria vuota, così ci siamo spostati in neonatologia dove una conversazione abbastanza interessante con una bimba di 5 giorni, siamo stati raggiunti dalla piccola B. che stava per andare a fare il prelievo: siamo andati con lei, ci ha presentato il suo compagno di pezza Bio e dopo qualche bolla, un palloncino a forma di fiore e qualche lacrimuccia per via del prelievo, le nostre strade si sono divise per via di una ottima colazione che l’aspettava.
Arrivati in dialisi, le camere erano molto silenziose, molti dormivano così io e Pan ci siamo messi a chiacchera con due vicine di letto (una la signora filippina che ho incontrato anche sabato scorso in turno con Dora): mi ha parlato di sua figlia, del rapporto che ha con lei e poi ci siamo messe a leggere qualche barzelletta presente nel suo cruciverba; in tutto questo, Pan ha cercato di interagire anche con un altro signore nella stanza, che però ha detto esplicitamente di non voler parlare così, di lì a poco, abbiamo cambiato stanza e abbiamo incontrato la signora C. che ci ha parlato anche della sua enorme famiglia (una cosa come 3 figli 5 nipoti 11 pronipoti e chissà se si fermano qui).
Ci spostiamo in psichiatria, ci fanno entrare e la nuova infermiera ci dice che a parte per L. che a volte si agita un po’ e E. che fa qualche dispetto, possiamo andare tranquilli: E. ci raggiunge, e cominciamo a sentire qualche canzone. Dopo un momento di commozione per la canzone “A te” di Jovanotti, passiamo a Lady Gaga, i Queen, per poi scendere fino a Celentano, Morandi & Co., intonati perfettamente da Pan e ogni tanto anche dalla mia imbarazzante quanto stonata voce. Gli ultimi minuti li passiamo nella di M.: Pan e lei finiscono per parlare della situazione a Gaza, e io rimango affascinata quanto destabilizzata dalle cose da loro raccontate. Usciamo da psichiatria e ci dirigiamo verso gli armadietti, con un Pan indeciso sul da farsi: se immergerlo in acqua e sale o coprirlo di voltarengentalyn con un pezzo di celofan, con diagnosi che passavano dalla puntura di ragno ad una infezione da taglio.
Il turno termina sulla scia delle canzoni di Queen, nel viaggio di ritorno in una autostrada trafficata, ritrovandoci a cantare e ballare con degli olandesi.Turno molto divertente ed emozionante, grazie a Pan per avermi accompagnata (anche se il clown accompagnatore sono io, però ci siamo capiti via).
Colorina
Lug 28, 2018 | Posted by in Blog | 0 comments

25 luglio 2018

Turno bello che ci ha permesso di entrare in empatia con le persone..
Abbiamo avuto un incontro molto ravvicinato con un paziente di psichiatria ma che è stato gestito al meglio ..
Energia sta migliorando ogni giorno di più e sono contenta che m’illumino sia servito a questo.

Gomitolo

Premetto che sto attraversando un periodo molto delicato, non sono al massimo della serenità e mi scuso.
Iniziamo il turno al cup dove non c’erano molte persone ma solo qualche bambino, Gomitolo inizia con i suoi giochi e battute con adulti e bambini: minuti piacevoli ma ci siamo trattenute  poco. Alle 10 circa abbiamo fatto la riunione con la direzione sanitaria, qui trovo una persona molto disponibile e aperta ad ogni bella e interessante iniziativa proposta da Gomitolo e associazione, il piacere è  stato nel vedere la direttrice attenta a trovare la soluzione più adatta e completa. Abbiamo parlato di un progetto molto carino e unico in un ospedale ma che illustreremo  meglio alla prossima riunione.
Dopo siamo andati in pediatria dove abbiamo interagito con  una famiglia che accompagnava suo figlio e abbiamo fatto un po’ di palloncini; nella stessa  stanza c’era questa ragazzina che ci chiede un palloncino per provare a fare un cane: devo ammettere che è stata molto brava.
Salutiamo e andiamo in psichiatria dove mi sono trovata in difficoltà in quanto ho avuto un po’ di paura ma superata benissimo: entriamo e non ci sono molti degenti fin quando esce questo uomo grande e grosso che si dirige verso di me, inizia a guardarmi  e mi ha tolto il cappello per metterlo a Gomitolo

“Il breve attimo di paura è stato propio lì, nel non sapere cosa potesse altro fare”,quindi un’infermiera carinamente mi dice che non è birbone ma gli piace fare i dispetti quindi mi rilasso  giusto un po’ ma rimango molto attenta e lui inizia a tirare il filo del  naso rosso che avevo e dopo afferra il fiocco arancione che ho sul camice e ne strappa un pezzo lì   interviene un infermiera e lo invita ad andare a lavarsi dopo pochi attimi salutiamo e usciamo,ultimo reparto la dialisi dove non ci siamo intrattenute molto perché alcuni dormivano e nell’ultima stanza un ragazzo non stava molto bene.
Vi ringrazio per queste belle e forti esperienze,
Energia
Lug 25, 2018 | Posted by in Blog | 0 comments

21 luglio 2018

 Grazie a Colorina, e
alla sua sensibilità.
Dora
Turno cominciato con quel pizzico di felicità in più dato dalla musica: arrivate al bar per il solito caffè, Dora e Alice, la ragazza del bar, si lasciano trascinare dal vortice delle canzoni degli 883 – con tanto di applausi da parte delle altre persone presenti.

Saliamo in pediatria, dove troviamo tre ragazzi sui 12/13 anni e Dora tira fuori i suoi indovinelli: entra il dottore e ci spostiamo nella stanza con i giochi, dove troviamo un bimbo più piccolo al quale regaliamo un palloncino e qualche bolla di sapone.
In dialisi, molte persone dormono, dunque entriamo nell’unica stanza dove non è così: Dora si mette a chiaccherare con una vecchia conoscenza, e pian piano la commozione si trasforma in una conversazione tra amiche, io mi sposto a parlare con una signora filippina che mi racconta del suo lavoro, di quanto lo amasse e di come le è dispiaciuto lasciarlo per via della malattia per poi, anche qui, spostare la conversazione verso argomenti più leggeri come i suoi animali, racconti del suo Paese di provenienza etc…
In psichiatria non ci fanno entrare per via di un po’ di confusione causata da un nuovo arrivo, quindi con Dora saliamo al CUP: semivuoto, troviamo una signora a leggere, e anche qui i magici indovinelli di Dora riescono a sciogliere il ghiaccio, tant’è che la situazione si capovolge ed alla fine è la signora a farli a noi, mettendoci anche abbastanza in difficoltà!
Ci sono delle cose che accadono quotidianamente, e spesso non ci facciamo caso, invece grazie al lavoro in ospedale sto provando a lavorare anche su me stessa a proposito: avere la facoltà di regalare un piccolo attimo di spensieratezza e gioia, che sia con una conversazione su un piccolo bassotto o con un bambino che appena ci vede entrare si siede sulle gambe della madre, per me è un regalo grande che faccio anche a me stessa.
Esco come sempre svuotata, ma piena…una sensazione a cui pian piano darò un senso…o forse no…

Ringrazio Dora, che mi ha accompagnata ancora un po’ più vicina ad una nuova consapevolezza.

Colorina
Lug 21, 2018 | Posted by in Blog | 0 comments

14 luglio 2018

Ciao a tutti!!!

Non vi nego che stamani il pensiero è volato a Nuvola, responsabile del mio essere qui…calpestando questo luogo sento la sua forza e sono grata al suo grande impegno, entusiasmo, amore che ha trasmesso alla Caramella che è in me……

Turno sereno e ricco di cose…

Sono rimasta colpita da psichiatria dove, essendo riusciti a portare tutti in veranda in piena condivisione, l’infermiera, via, via che facevano rientro nelle camere, ha potuto parlare con loro perché un piccolo muro era stato abbattuto e quella piccola apertura ha permesso un dialogo.

Caramella

Report su una zampa sola

La sera come sempre decido cosa portare con me per il turno e stranamente sono abbastanza veloce e all’ultimo tutto decido di preparare un sacchetto con qualche strumentino musicale, pensando a pediatria o psichiatria: l’obiettivo è di non essere sovraccarichi ma di avere con strumenti utili per lavorare con i pazienti e in mente avevo una esperienza precedente in psichiatria quando la cosa non funzionò particolarmente. Ma ogni volta è una storia a parte e quindi decido di prenderlo e di rimandare la decisione di portarli o meno in reparto con Caramella.

La mattina avverto un po’ di fatica, un misto di sensazioni che in qualche momento mi fa rimpiangere quel letto lasciato presto presto anche di sabato. Forse questo fa parte di quell’entrare nelle situazioni, e quindi nelle stanze, “con il piede sinistro”, come dicevamo al corso, in modo da sperimentare quella difficoltà che in realtà aumenta il nostro stato di allerta, la nostra concentrazione e consapevolezza. Come al solito so anche che una volta entrati e bene staccare (non del tutto) il cervello e lasciarsi andare a quello che incontriamo e ascoltiamo.

Ricordo che da adolescente, confrontandomi con una situazione di cecità, mi trovai a domandarmi se avessi dovuto perdere qualcosa di me, cosa avrei ritenuto la cosa peggiore: la vista, le gambe, le mani…. Ricordo che la cecità mi colpiva molto e la ritenevo una cosa tremenda, ma la cosa che mi avrebbe preoccupato di più sarebbe stato la perdita dell’uso delle mani, perché molto legate “al fare”. Poi la vita e le esperienze mi hanno portato a confrontarmi con limiti, limitazioni, perdite, handicap…. Ed ho riflettuto che spesso ci troviamo a “bloccarci” e lamentarci sempre per quello che non abbiamo o non abbiamo più e non per quello che abbiamo o abbiamo ancora. L’esperienza e le reazioni di mio figlio e di Nuvola mi hanno rafforzato ancora più in questo e confrontarmi con chi, nonostante le paure, la sofferenza, si è concentrato sulla vita, su ciò che avevano ed hanno, su ciò che “moriva” e su quello da far “nascere”, sulla “meraviglia, stupore, novità, difficoltà da superare” e che sarebbero arrivate. Federico sulla porta di camera, prima della operazione per la protesi, scrisse a pennarello “la vita non è ciò che vorresti, è il modo in cui l’affronti che fa la differenza”. Chi è capace di reagire così non è un supereroe, non è immune dalla sofferenza, ma ci è di esempio per capire come a volte si debba per forza “entrare con il piede sinistro” (in questo caso il destro) e non per questo farsi bloccare ma scoprirci per l’appunto meraviglia e una occasione. Grazie “Federichi”.

E’ così che mi ritrovo presto al mattino agli armadietti con Caramella pensando che sarebbe bello fra u po’ fare un turno con Nuvola o con lui scoprire un altro, scusate il temine, cammino da fare assieme.

Ci prepariamo e con Caramella, che mi permette di andare sempre con il “pilota automatico”, decidiamo di lasciare negli armadietti la clavietta e portare la borsetta con gli strumenti. Partiamo presto per stare un po’ di più in pediatria e per prima cosa ci fermiamo in psichiatria per capire “che aria tira” e regolarci con i tempi per accelerare negli altri reparti o dedicare di più a seconda della risposata. Ci viene detto di provare verso le 11.30 e così ci dirigiamo verso pediatria.

Ci sono molti bambini e anche ragazzi un po’ più grandi e 5 “piccole pulci” bellissime nate da poco che ti fanno alzare la glicemia istantaneamente.

Ci soffermiamo un bel po’ di tempo in una stanza con un bambino spagnolo, con una sospetta appendicite, con la splendida principessa M. in dimissione da una brutta otite perforante e, finalmente, dopo 2 juventini un ragazzo di 16 anni con pantaloncini viola. Si crea una bella situazione con piccole magie, palloncini e un po’ di musica coinvolgendo anche le madri. Più difficile col bambino spagnolo che stava piuttosto male e spesso con le lacrime e quindi dovevamo cercare di distrarlo ma senza essere troppo invasivi. Nelle altre stanze troviamo una piccola “teppa” attaccato alla flebo e affascinato dalle bolle di sapone ed i grandi sorrisi di un’altra principessa in sala di aspetto. Salutiamo il personale scambiando qualche sorriso e ci dirigiamo verso dialisi chi ci chiede con molta dolcezza del perché era tanto che non ci si vedeva (ma le altre volte dormiva) scambiamo un po’ di parole e di cura, un fiore per casa 3 con altri pazienti cerchiamo, a volte dividendoci, di capire lo stato d’animo e condividere i loro pensieri. Avvicinandomi con cautela a A. scambio un saluto e approfittando che non si trova nel pieno della crisi di emicrania mi soffermo, raggiunto anche da Caramella, a condividere i problemi delle vacanze, le fatiche, sofferenze della condizione anche per i familiari, la necessità di affrontare la difficoltà, consci che anni fa la situazione sarebbe stata molto peggio: quando ci fa vedere la foto della nipote le si illuminano gli occhi e questo fa aprire il cuore anche a noi.

Ci fermiamo nella stanza di M. e la troviamo con l’ossigeno e ci racconta che è ricoverata perché non sta bene: vediamo la fatica nei suoi occhi ma questo non impedisce di regalarci un sorriso e condividere la mano nella mano.

Piccolo pit stop prima delle scale ci dirigiamo verso psichiatria. Richiediamo se possiamo entrare ed alla risposta positiva ci incamminiamo verso le stanze. Ci fermiamo subito alla prima dove ritroviamo un signore di una certa età che era già stato ricoverato, mentre gli altri ci chiedono di suonare qualcosa e, su loro richiesta, ci dirigiamo verso il terrazzino. Dopo un po’ di parole con tutti metto la chitarra in modalità juke box cercando di rispondere alle richieste di tutti. L. parte con De Andrè e partecipa e si impegna in prima persona, poi su richiesta nomadi, Celentano, Vasco…. Questo permette di riunire assieme molti dei pazienti e a quel punto orna utile la borsetta degli strumenti dove ognuno deve tenere il ritmo assieme agli altri, inserire varianti e note. Questo lavoro con i pazienti permette al personale di lavorare su alcune situazioni e questo rende ancor più positivo l’intervento. Nel mezzo un abbraccio molto forte con R. finalmente nuovamente in piedi e in condizioni migliori del mese prima.

Alla uscita dell’ospedale mi ferma con aria molto disperata il padre del bambino spagnolo, facendomi capire che era stato ricoverato d’urgenza al Meyer con l’ambulanza accompagnato dalla madre ma che lui non sapeva come raggiungerli sentendosi “perso in quella situazione. Allora con Caramella decidiamo di scortarlo fino al Meyer con lui che ci saluta con delle grandi lacrime miste di grande preoccupazione per il figlio e, forse, anche un po’ di riconoscenza per questa piccola attenzione. Un abbraccio con lui e così il turno oggi termina al Meyer.

Pasticca

Lug 14, 2018 | Posted by in Blog | 0 comments

4-11-18 luglio 2018

Turni tutti uguali.. turni in solitaria…. dove il tempo scorre accanto ai palloncini dei bimbi, ai loro sorrisi, alle bolle di sapone sospese per aria….

scorre accanto ai letti della dialisi che sembrano tutti uguali ma ognuno con le proprie storie fatte di tristezza, stanchezza, solitudine….

scorre nei corridoi dell’ospedale dove il caldo fa da padrone e dove il cigolio  delle ruote delle carrozzine fa da eco…

Scorre nei volti stanchi degli operatori sanitari che aspettano con ansia un po’ di riposo…

Scorre soprattutto nella porta chiusa di psichiatria sintomo di un grande disagio dell’anima….

E scorre dentro Gomitolo, in questo periodo riflessiva come non mai…. in piedi su un precipizio intenta a guardare giù ma pronta a spiccare il volo…..

Lug 4, 2018 | Posted by in Blog | 0 comments
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