27 Maggio 2015

Pubblicato da Dottor Nuvola il

Cosa ho messo in valigia di questo turno: il sorriso della piccola Aamira, gli sguardi innamorati tra due ottantenni, L. che in psichiatria ci accompagnava a me e Fischio mentre cantavamo “Andrea” di Fabrizio De André, un paziente che dopo mesi ho visto ridere di gusto, l’esser riconosciuto anche senza naso rosso. La valigia cresce… e grazie a Fischio per il bel turno.

Pan


Il mio sesto turno. Non mi era mai successo di essere costretta a scrivere il report tre giorni dopo. Maggio mi ha sommerso di lavoro, ma quella mattina io ero li, Fischio a lasciato Sara a casa ed è andata a vivere 4 ore di pura gioia, per 4 ore si è lasciata illuminare e basta. Alle 9 inizio dalla sala prelievi, eravamo un po’ in ritardo sulla tabella di marcia. Tutti erano li ad aspettarci. La sala prelievi è la mia preferita! Forse non dovrei dirlo, perché in realtà ogni turno cambio preferenza, succedono sempre cose inaspettate e imprevisti che ti fanno saltare da un sentimento a un altro da un’emozione a un’altra; ma nonostante ciò la sala prelievi mi ha proprio conquistato il cuore. A. ha preso la situazione in mano. Era un clown perfetto, si divertiva e faceva divertire tutti. Per un momento mi sono messa a sedere accanto a tutte quelle signore che guardavano A. con gli occhiali arancioni e il naso rosso e ridevano tanto; mi sono seduta e ho guardato, sono stata zitta per un secondo, forse anche meno e ho pensato ma che bello!

Come sempre in sala prelievi il tempo vola. Andiamo in Psichiatria. Ecco al mio sesto turno, posso dire che questa mattina ho avuto un attimo di “paura”. Forse era la prima volta che trovavo il reparto di psichiatria pieno, pieno di “persone” diverse, pieno di “diverse sfumature”. Entriamo e andiamo diretti sul terrazzo. G., che avevo conosciuto al mio primo turno e un nuovo ragazzo erano li a chiacchierare. L., il nuovo arrivato, ci ha mostrato il suo capolavoro: tre “dipinti” fatti da lui stesso sui muri del terrazzo. Li non ho resistito, forse ho anche sbagliato, forse non dovevo, ma non ce l’ho fatta, dovevo documentare quel momento li, ma non la foto dei disegni, ma l’emozione che ho provato mentre L. ce li mostrava. Nessuno, da quando io sono li, aveva mai fatto una cosa del genere: disegnare sui muri, dipingere, l’Arte che tira fuori il meglio di noi, che ci fa “stare bene” anche se siamo in un reparto di psichiatria. L. avevo uno sguardo molto bello mentre ci mostrava il tutto.

Arrivano anche S. e “nonsocomesichiama”; nonsocomesichiama non parlava, non so nemmeno cosa avesse, so solo che mi ha per un attimo messo a disagio. Ecco se fossi stata li da sola non so come avrei reagito. Ma il fatti di avere il mio camice, il mio nome Fischio, il fatto di essere li con Pan e L. mi ha reso più tranquilla. Sono uscita da li e mi sono detta, cavolo sono riuscita a gestire la situazione che una Sara, fuori per strada, magari poteva venire in maniera diversa e forse con più ansia. Per la prima volta suscita da psichiatria ho avuto la necessità di confrontarmi con Pan per dirgli: Bello! Bello che ho avuto la possibilità di venire quell’ora li con quelle persone, e sicuramente Sara non avrebbe mai avuto l’occasione di essere “illuminata” in un giorno qualunque, per star da quelle persone, invece il fatto di aver scoperto Fischio e di riuscire a sentirmi al mio agio, ballando e cantando con L. e Pan, è una soddisfazione unica. Grazie.

Per finire in Dialisi. Molti dormivano, molti se n’erano già andati. Li però ogni volta che entro, ritrovo i “miei amici”. È bellissimo vedere come tante persone ti riconosco, ti salutano, ti abbracciano e ti chiedono come stai. Un signore che ho conosciuto al mio secondo turno, quindi Febbraio, mi saluta ogni volta con un affetto che mi sconvolge ogni volta. Sono felice di aver iniziato questo viaggio; forse l’unico viaggio della mia vita che è solo andata, non torna mai indietro.

Fischio.


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