07 Novembre 2019 – sala operatoria pediatrica

Pubblicato da Dott.ssa Onda il

Stamani è stata una di quelle mattina che non voleva proprio decollare: Ondino che si traccheggiava e non voleva andare al nido ma ci metteva un’ora a fare tutto e io che scalpitavo perché era da ieri sera che il mio camice era già pronto in macchina.

Arrivo all’asilo, lascio Nicco di corsa e mi dirigo al parcheggio ….NOooooo….Mi ero dimenticata le mie scarpe con le onde in macchina: Uffa!!! Ritorna indietro prendi le scarpe e via di corsa al centralino a prendere le chiavi e a salutare le signore che lavorano lì un po’infreddolite ma sempre sorridenti…

Messo il mio bel camice e le mie scarpe ondulose arrivo in pediatria salutando tutte le persone che incontravo lungo i corridoi: è un’abitudine che utilizzo spesso ultimamente nei miei turni perché molte volte incroci persone, ti sfiori e non ci si gira nemmeno a guardarsi negli occhi, oppure sei talmente infilato dentro al tuo smartphone che ti dimentichi dove sei…Per questo il saluto con un bel sorriso diventa un’occasione per riconoscersi…conoscersi e scambiare due chiacchiere…

Entro in pediatria e nella sala c’erano una ragazza F. , una bimba di 8 anni e un bimbo della stessa età: mi stavano aspettando, perché Gomitolo era ancora in sala operatoria con un altro bambino.

MI sono messa al centro della sala e sono iniziate le presentazioni, abbiamo parlato delle passioni e i sogni di ognuno e tutti e tre hanno iniziato a interagire tra di loro perché F. faceva il linguistico pertanto ci sono state un po’ di interrogazioni sul livello di inglese.

Successivamente abbiamo “ciacciato” nella mia borsa e i due bimbi hanno gonfiato dei palloncini che, sommati a quelli che aveva gonfiato Gomitolo, hanno riempito la stanza di colori che volavano da una parte all’altra, poi sono scesi dai loro letti e con le ciabattine abbiamo improvvisato dei passi di hip pop, io a terra con le gambe sollevate dalla bambina che invece sapeva farlo bene … E lì sono arrivate i sorrisi, l’entusiasmo e l’allegria che solo i bambini insieme sono capaci di creare…e te sei lì che vedi tutto questo e non puoi fare altro che ammirare così tanta bellezza che hai la fortuna grazia a questo lavoro di vivere, con il cuore colmo di gioia…

Mentre noi ci scatenavamo tra salti e palloncini da tenere in equilibrio su un dito arriva la pediatra, perché doveva visitarli e scusandosi per aver interrotto quella bella atmosfera ha promesso di fare veloce per permettere loro di tornare a giocare e quindi, con ognuno che aspettava di essere visitato, ci soffermavamo a parlare a bassa voce: è stato un momento di profondo rispetto dei ruoli.

Arrivata la barella a prendere il bimbo…. Siamo sfrecciati in sala operatoria e lì abbiamo cercato di dare il massimo perché M. aveva cominciato a piangere: dall’allegria in reparto aveva avuto il sopravvento la paura di quello che poteva succedere….Ma tra tutta l’equipe medica e io e Gomitolo, tra battute, strette di mano e carezze siamo riusciti a tranquillizzarlo e a farlo entrare in sala operatoria. Cosa bene diversa con la bimba che invece più che spaventata era curiosa di sapere tutto quello che le veniva fatto….La ragazza invece stava in silenzio si vedeva che era tesa: ma anche lì la straordinaria collaborazione di tutti l’ha fatta sorridere poi c’erano infermiere che avevano figlie della stessa età e quindi abbiamo cominciato a ricordare tutti insieme le discoteche dove andavamo a ballare e vai aneddoti che poi alla fine ti fanno vedere i genitori non troppo diversi da te adolescente…

Mi ha toccato il ringraziamento dei genitori di questi futuri uomini e donne come se avessimo fatto chissà che cosa…”Ma che dice signora? Ci siamo divertiti un monte non abbiamo fatto nulla”… Ed è proprio questo il bello di essere clown: quel “NULLA” in certi momenti diventa qualcosa di veramente importante….

Dici:

è faticoso frequentare i bambini.

Hai ragione.

Aggiungi:

perché bisogna mettersi al loro livello,

abbassarsi, scendere, piegarsi, farsi piccoli.

Ti sbagli.

Non è questo l’aspetto più faticoso.

E’ piuttosto il fatto di essere costretti a elevarsi

Fino all’altezza dei loro sentimenti.

Di stiracchiarsi, allungarsi, sollevarsi,

sulle punte dei piedi.

Per non ferirli”

                J. Korczak

Ringrazio Gomitolo perché ogni giorno, non solo in sala operatoria, dedica gran parte della sua vita al nostro sogno, senza lamentarsi e senza chiedere aiuto, lo fa e basta, senza scuse né giustificazioni… Ed è proprio la sua dedizione che è arrivata alla chirurga dell’ospedale che ha voluto conoscerci e parlare con noi e ci ha fatto i complimenti per quello che facciamo: ne siamo state lusingate….

Vi abbraccio

Onda


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