17 Marzo 2015

Pubblicato da Radic il

È dal 2009 faccio parte di M’illumino…e quello di oggi è stato uno tra i turni che porterò sempre con me…per i 60 anni d’amore, per Camilla che tra due settimane verrà al mondo e faceva muover la pancia di sua mamma, per una bambina che si fida di due nasi rossi, saluta i suoi nonni, e ci racconta della nascita di sua sorella, per il sorriso di G. e per le urla di L. che son diventate canzoni. E per la sorridentissimissima Fischio… 

Un abbraccio 

Pan

Fischio e Pan Colazione al bar e partenza da sala prelievi alle ore 9 precise. La sala prelievi è sempre colma di persone di varia età. Penso che questo sia il lato più bello della sala, essere a contatto con anziani, ragazze e donne incinte. Persone di tutte le età. La sala prelievi mi arricchisce ogni volta con i racconti che gli anziani ci regalano; una coppia di anziani signori che ci illuminano con la loro storia d’amore che dura da ben 60 anni. Il “marito da record” poi ci regala le sue barzellette da poter rivendere a tutti i pazienti che avremmo incontrato dopo di lui. La mia laurea e la mia passione per la fotografia poi mi permette di iniziare una bella e ricca conversazione con un signore che era li in disparte a leggere un bellissimo libretto d’ istruzioni della sua macchina fotografica EOS 5D. La nostra mattinata è iniziata molto ricca di storie che come sempre mi hanno illuminato, perché vedere persone sconosciute che si approcciano a te con una certa naturalezza e una grande spontaneità, mi sconvolge e mi fa sorridere. Ci spostiamo in psichiatria. L’infermiera ci dà il via libera. Entriamo, tutti dormivano. A. invece era sveglio, abbiamo incrociato il suo sguardo e ci siamo seduti accanto a lui. Sardo e con tanta voglia di fare due chiacchiere. O almeno così sembrava! Dopo un po’ di chiacchiere, sentiamo una forte russata. In camera non c’erano altri pazienti. Ci guardiamo intorno. La russata proveniva dal simpatico A. che si era addormentato cullato dalle nostre voci. A quel punto abbiamo deciso di lasciarlo riposare. Siamo andati sulla terrazzina, ma uno dei pazienti che oramai conosce i clown e quello che facciamo, oggi non aveva molta voglia di chiacchierare con noi, e molto tranquillamente ci siamo spostati nelle zona camere. Sono stata attratta dalla camminata “agitata e nervosa” di un ragazzo. Allora ci siamo avvicinati a lui, e molto tranquillamente gli abbiamo chiesto cosa lo agitasse cosi tanto. Lui ci ha detto che tra pochi minuti avrebbe avuto il colloquio con il dottore. Ecco in quel momento mi sono sentita, per un attimo, in una situazione “normale e di routine”: avevo di fronte una persona agitata per un colloquio; il mio compito era quello di tranquillizzarlo. Siamo usciti dalla stanza e siamo andati a fare una passeggiatina e a parlare del più e del meno. Pan si allontana per un momento. Mi chiama perché L. “voleva una ragazza”. Entro in camera e abbiamo iniziato la “nostra chiacchierata” con L. Quest’ora è stata ricca e piena di emozioni. E’ proprio quest’ora che mi sono presa e portata a casa. L. è un ragazzo di 27 anni, simpatico e ironico con cui abbiamo cantato, abbiamo parlato, lo abbiamo consolato e ci siamo fatte grosse risate. Una chiacchierata tra amici, in cui lui mi “offende” perché ascolto Jovanotti. Non riusciva a parlare molto bene, a volte non riuscivo a capire quello che diceva, però era bello guardarlo negli occhi e sentirgli dire “dammi la mano!”. Quella mia stretta di mano, è stata vera, sincera e piena di emozione. Ero li in quel momento, in quel momento però non ero Fischio, ero Sara che stava stringendo la mano a una persona che aveva bisogno di aiuto. Ed ero li. Ero presente. Usciti da psichiatria ci siamo accorti che le lancette dell’orologio segnavano le 11,30. Senza rendercene conto avevamo trascorso un’ora con L. ed è stata una bella ora. Prima di andare via però vediamo G. Non stava dormendo, era sveglia e rannicchiata sul suo lettino. Era appena uscita dal colloquio con il dottore. Era tardi, tardissimo, ma non abbiamo resistito. Siamo andati a fare un salutino veloce veloce a G. Mi sono presentata perché io non l’avevo ancora conosciuta. Ha fatto un grosso sorrisone, quasi di sollievo. Era bella e con una faccina tanto triste. Mi sono avvicinata, io da una parte e Pan dall’altra. Era bello sentire che la nostra presenza gli ha fatto un pochetto bene! Uscire da psichiatria e correre a dialisi. Correre e lasciarsi illuminare dall’affermazione di quelle persone che con una semplice frase sussurrata sotto voce, ci hanno detto: “Grazie per la visita!”. Dialisi è stata veloce, eravamo in ritardo, i pazienti erano già andati tutti via. Ma per la prima volta da quando ho iniziato a fare il clown Fischio, ho ritrovato un “mio paziente”, una “mia persona”. Mi ha riconosciuto, mi ha fatto un sorrisone per farmi capire che era felice di rivedermi. Ecco li mi sono sentita a casa. Ho sentito per la prima volta, che nel mio piccolo, a quella persona, qualcosa avevo lasciato. Lei si ricordava di me. Grazie Pan. Turno bellissimo e con Pan mi sono trovata molto bene. E’ bello vedere come in abiti da clown riusciamo a sentirci complici e tranquilli.

Fischio.


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