17 novembre 2009

Pubblicato da Radic il

E’ difficile scrivere questo report, tanto difficile… Più che altro perché non mi sento di essere andata a trovare i pazienti, è come se loro fossero venuti a visitare me..come se io fossi stata sul lettino e loro fossero passati davanti a me uno ad uno, ognuno con la sua lezione da insegnare, ognuno pronto a consolarmi e ad arricchirmi, a farmi ridere e a commuovermi e io invece fossi stata del tutto inutile. Il piccolo (si fa per dire) Gabriele mi ha ricordato da un lato l’inesauribile energia dei bambini, parlandomi di calcio, spade laser, lotta greco-romana e rincorse in campagna con i tacchini, ma dall’altro la loro saggezza e maturità.. i bambini capiscono tutto e a volte persino più degli adulti, percepiscono ogni tensione e disaccordo ma cercano di andare avanti e di far finta di nulla, non scordiamolo mai!!! Lui, pur sentendo i problemi e i litigi tra i suoi genitori (eviterò di scendere in dettagli perché la rabbia per l’episodio è ancora troppo grande in me), faceva finta di nulla, chiacchierava con me, faceva battute a Formaggino e non mancava neanche di fare qualche sorriso rassicurante al suo tenero e preoccupatissimo nonno. E poi Viola..che dire su di lei? Come parlarne? Non lo so davvero… per quasi tutto il tempo della conversazione mi è sembrato di essere in centro con un’amica, con i soliti discorsi sui bei vampiri di Twilight e New Moon, con i pettegolezzi sui medici carini, sull’ansia da esame.. A un certo punto però è arrivato l’impatto con la realtà, quando abbiamo cominciato a parlare dei suoi sogni.. non mi dimenticherò mai di quando con i suoi grandi occhi che luccicavano mi parlava di quanto sarebbe voluta andare a Roma dopo la maturità.. tutte le sue amiche andranno là e lei vorrebbe studiare per diventare interprete o logopedista… ho cercato di parlarle della mia esperienza, del fatto che non c’è fretta, che quando starà bene riuscirà a realizzare tutti i suoi sogni e sarà ancora più forte grazie a questa esperienza.. speravo di averle dato speranza, ma lei invece mi ha posto la domanda che tante volte anche io mi sono posta negli anni di malattia: “Ok, ma quando succederà? Quando?”. Le ho risposto che spero che ciò succeda il prima possibile e tutto ciò che può fare per farlo accadere è desiderare con tutta se stessa che avvenga, cercare di essere positiva e canalizzare ogni sua energia verso la sua guarigione.
Sono uscita dall’ospedale portando con me l’arricchimento dato da queste ed altre esperienze, ma con la consapevolezza che purtroppo il padre di Gabriele non si renderà conto del fatto che ha un figlio stupendo e sapendo che ci saranno giorni in cui Viola si sentirà stanca di combattere..e ho pianto…

Sole


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