21 Marzo 2015

Pubblicato da Radic il

Ritrovo alle 8,15 agli armadietti, al piano di sotto. Il mio turno doveva essere con Pasticca, ma siccome era malato, è stato sostituito da Nuvola.

Il primo pensiero che ho avuto: accidenti non possiamo suonare la canzone a L., Pasticca non c’è e non c’è la chitarra, ma la cosa non mi ha spaventata affatto, per sicurezza mi sono portata il cell dietro, silenzioso, cosi da usare you tube come appoggio ce ne fosse stato il bisogno.

Andiamo in Sala Prelievi, alle 8,30 comincia il servizio.

Il Sabato è tutto più calmo. Adesso che ho provato a fare il turno in un giorno durante la settimana, posso dire che il Sabato è molto più tranquillo. In Sala Prelievi, inizio a girovagare un pochetto. Chiacchiero con qualcuno, un po’ qua e un po’ la. Scambio sorrisi e parole. Finalmente incontro “ciò che piace a me”: l’amore. Una coppia di persone anziane ero sedute, in sala d’attesa, ma nascoste alla mia vista. Li ho potuto incontrare quando mi sono fatta tutta sala prelievi, passando da una poltroncina a un’altra fino ad arrivare alla stanzetta in fondo in fondo. Era là, uno accanto all’altra. Una coppia di anziani signori, sposati da 50 anni. Lui di lavoro intagliava il legno. Mi ha raccontato con tutta la passione che gli è rimasto, quello che faceva, dove lavorava, cosa gli piaceva di quel lavoro. La signora è entrata a farsi le analisi e io col marito sono rimasta a chiacchiera. Una bella chiacchierata, ogni volta che incontro delle persone anziane che hanno una vita che le piace, una moglie con cui l’hanno condivisa e un lavoro che li ha soddisfatti, beh è bello e gratificante! I signori mi hanno salutato con un grosso sorrisone, ed ecco che Fischio fa amicizia con un’altra bella signorina Perugina. Simpatica e ironica, era li con il figlio. Abbiamo scambiato due chiacchiere, e anche lei mentre parlava del marito gli s’illuminavano gli occhi proprio.

– “Ma lo sa signorina cosa mi disse un giorno i’ mi’ marito? Che mi risposerebbe altre duecento volte!” .

Quelle parole mi hanno proprio commosso.

Ci siamo salutate con un grosso sorrisone.

Io e Nuvola ci siamo fermati a fare una pausa caffè, senza ovviamente uscire dai nostri panni. Piccola riflessione: è bello vedere come le persone apprezzano quello che fai e così in maniera molto naturale si avvicinano a te per offrirti un caffè!

Siamo saluti in Dialisi.

La Dialisi alcune volte, per me, è il reparto che mi mette più in difficoltà. Ieri infatti a fine turno ho fatto due chiacchiere con Nuvola, che mi sono state di molto aiuto. La Dialisi per me è il luogo, molte volte più difficile, perché comunque “sono un clown nuovo” e quindi non ho rapporti con nessuno di quei pazienti. Spesso quando entro in una camera di dialisi, affianco il clown Tutor, lo seguo, guardo da quale paziente va e chiacchiero con il paziente che lui ha scelto. Beh spesso mi accorgo che quel paziente è stato scelto perché il clown Tutor lo conosce e quindi molto spontaneamente va da lui. Io questa facilità nella scelta non posso averla, perché ancora non ho un rapporto con nessuno di quei pazienti. Quindi molte volte, durante il mio turno, sento la difficoltà “nello scegliere il paziente” da cui andare. Ieri mi sono avventurata in tre belle chiacchierate: la prima chiacchierata l’ho fatta con il Signore che ha girato il mondo; io gli dicevo un posto e la sua risposta era sempre quella, “Si ci sono stato!”. La seconda chiacchierata è nata da sé; la signora mi aveva sentito parlare con il Signore che ha girato il mondo, di viaggi e della mia voglia di vedere e scoprire. Così mi ha chiamato con lo sguardo e mi ha stretto la mano dicendomi che se voglio viaggiare devo farlo adesso e non aspettare perché la vita è imprevedibile. L’altra bellissima chiacchierata l’ho fatta con una signora un po’ triste e preoccupata. Mi ha detto che erano solo 20 giorni che aveva scoperto il suo problema, ed era molto preoccupata. Allora ci siamo messe a parlare del lavoro che fa. Fa la sarta! Bellissimo!

La cosa bella di questa chiacchierata è che una semplice chiacchierata tra me e la Sarta è diventata una bella e sana discussione e scambio di idee con anche l’infermiera che si è messa li appoggiata al carrello e a chiacchierare con me e la signora. Una conversazione piacevole e naturale!

Altra riflessione: l’infermiera per poter scambiare due parole con la paziente aveva bisogno del clown? Se io quella mattina non fossi passata di li, l’infermiera avrebbe mai chiesto che lavoro la signora fa? Se è sposata?

Siamo allora saliti in psichiatria. Il reparto era tranquillo in apparenza.

Alcuni pazienti avevano avuto il permesso. L. e la G. non c’erano! A. era li nel corridoio ad osservare la porta del bagno! Improvvisamente il reparto viene riempito dalla voce arrabbiata di G.; era sul terrazzino ad urlare. Dopo qualche minuto è tornato dentro, ci è passato accanto e ci ha “fulminato” con lo sguardo. Durante questo mio turno, per la prima volta ho avuto paura: quando Nuvola era in una stanza a scambiare due parole con un paziente, io ero in corridoio con A.; all’improvviso ci passa accanto G. con uno sguardo veramente veramente cattivo. Mi guarda! Ecco in quel preciso istante mi sono immaginata che se lui si fosse avvicinato io cosa avrei fatto? Avrei urlato?

Per un attimo ho proprio avuto paura.

Un bel turno. Come sempre, pieno e imprevedibile!

Grazie Nuvola.

Fischio!


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