21 novembre 2019 – sala operatoria pediatrica

Pubblicato da Dott.ssa Onda il

Stamani mattina ero particolarmente agitata: il primo turno in sala operatoria da sola senza la dott.ssa  Gomitolo, anche se, sia lei che il dott. Pan, mi hanno mandato un messaggio di incoraggiamento alle 7.30 direttamente dalla Palestina…

Arrivo agli armadietti, saluto veloce il centralino e mi dirigo in pediatria perché sapevo di essere in ritardo anche stamani.

Già due bambini erano in sala operatoria mentre il terzo era in un’altra stanza perché doveva fare un terapia farmacologica,  quindi sono stata tutto il tempo con P. un simpatico bambino appassionato dell’Inter e soprattutto della caccia …

Abbiamo costruito palloncini a forma di spade e mi ha raccontato un po’ di sé e di quello che gli piace fare, dei suoi amici che gli stavano facendo un disegno a scuola perché sapevano che si doveva operare …

A un certo punto la situazione ci è sfuggita di mano e con il fatto che sono la Dott.ssa Onda abbiamo fatto finta che il pavimento della camera fosse il mare e abbiamo cominciato a nuotare in tutti gli stili che ci era possibile realizzare…

Poi abbiamo cambiato sport e abbiamo preso le pompette per gonfiare i palloncini e abbiamo improvvisato una sparatoria tra i letti e le tende …

Ecco però che dopo poco è tornato M. un bellissimo bambino dagli occhi azzurri che aveva bisogno di riposo e quindi gli ho fatto un palloncino e abbiamo un po’ abbassato i toni, è tornato anche il secondo bambino ma non avevano voglia di parlare con noi e quindi sua mamma  ha tirato la tenda per cercare un po’ di tranquillità.

A questo punto si è creata una situazione un po’ di stallo: entrambi i bimbi, M. e P. hanno preso il telefono e hanno cominciato a giocare al loro gioco preferito, si sa che quando un figlio sta male anche le mamme sono più clementi… allora mi sono diretta verso M. e gli ho chiesto a che cosa stesse giocando e da lì abbiamo parlato anche della sua vita e alla fine mi ha detto: “a me facevano paura i clown prima di incontrarti…” (perché aveva visto il trailer di IT), io gli ho sorriso e poi lui ha aggiunto “anche se non fai tanto ridere, grazie perché stai accanto a me”… La potenza dei bambini, la loro capacità di spiazzarti e di vedere sempre oltre, non avevo altre risposte che abbracciarlo… Piano piano ho cercato di coinvolgere anche P. nelle nostre chiacchierate e con i bambini basta poco … Erano già amici.

Nel frattempo, mentre i bimbi cominciavano a conoscersi meglio, mi sono concentrata sui rispettivi genitori e visto che la mamma di M. era americana hanno cominciato a parlare di vacanze, esperienze stili di vita e culture diverse…

Ecco però che arriva il lettino per P., M. gli dà un in bocca al lupo e gli dice che appena torna gli insegnerà una mossa speciale per i loro giochi….

Ogni volta che entri in reparto non sai mai come andrà, chi ci sarà e se alle persone arriva veramente quello che senti: il bello di essere clown e dell’esperienza di oggi è che molto spesso il vederti con un naso rosso e vestito in modo buffo crea un’aspettativa per cui tu debba per forza far ridere le persone alcune volte il clown è solo un mezzo per creare una situazione piacevole in un contesto dove ognuno rimane chiuso a guardare la propria ansia e preoccupazione.

Il naso rosso ha funzionato come collante tra bambini e tra genitori per creare un clima disteso, è stato un ponte tra le due famiglie che fino a qualche ora prima si erano solo dette “buongiorno” ma che si trovavano nelle stessa situazione, le loro emozioni erano simili  e se in questi momenti riesci ad aprirti verso l’altro, diventi complice perché il sentire di ognuno è molto simile all’altro e, chissà, forse a quest’ora P. la mossa speciale l’ha davvero imparata…

Un abbraccio, Onda


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