16/01/2008

Pubblicato da Radic il

Difficile scrivere il report, oggi.
Non ho rime, niente di poetico da offrirvi e riesco anche a capire poco quello che mi sta succedendo, quello che provo in questo periodo. Però… son salita su questo treno anche per questo motivo, per crescere (ok, potete ridere), anzi, per tornare bambina, per spogliarmi delle cose che mi facevano sentire forte e che allo stesso tempo mi rendevano “statica”.
Deliri a parte,usciti forse per giustificarmi, forse per dirvi che sono felice di star qui.. di illuminarmi.
Primo turno con Formaggino, che mi si è presentato con tanto di culo stereofonico, no scusa, monofonico (un piccoo amplificatore a batterie n.d.F.)…un genio.
Un turno d’impatto. Siamo partiti alla ricerca di un ragioniere della direzione sanitaria, che però non abbiamo trovato in stanza, allora nell’attesa siamo entrati negli uffici, da chi proprio alle 9 la mattina non si aspetta quella botta di colore e di musica… Difficile. Gli impiegati ti guardano così.. con gli occhi sgranati, non sanno bene cosa dirti, risposte serrate, atteggiamento di difesa..io mi sono un po’ bloccata.
No ragioniere, no party. Andiamo in ospedale.
L’altro momento molto forte è stato quando, a fine turno, siamo entrati nella stanza di un medico della dialisi, una persona “ecccezziunale veramente”e uscendo da lì c’è stato un bel confronto con una signora, forse parente e non paziente, sul nostro ruolo, sul “per chi ” fosse la nostra presenza in ospedale. Ti rendi conto di come percorrendo la nostra strada tagliamo, incrociamo, deviamo o semplicemente sfioriamo le strade di chi anche solo con la coda dell’occhio interagisce con noi.
Ma venendo al sodo… si parte in pediatria.
Da Giacomino parliamo di calciatori, di figurine e mi si rompe la pompetta, mentre tento di gonfiare il primo palloncino.. che bello! menomale che c’è la pompetta- formaggino.
Passiamo da chi ha deciso che era l’ora di venire al mondo. Ce n’è bisogno, le mamme ti danno sempre quella gran botta di vita, facce rotondeggianti, denti che stringono la LORO gioia,occhi che brillano, braccia che stringono il loro piccolo ranocchio. Non ho nulla da dire, son loro che proprio ti cambiano le pile..
L’ultima stanza, Elias e Anna Sole, due fratelli, un “puttanaio” ( permettetemi la licenza poetica).
Ero lì e mi guardavo da fuori, con quello stesso camice che uso per fare pratica, con i Professori, in cui ci ho sempre visto solo un’ uniforme, un modo di formalizzare (non so se si usa, ma io lo uso) i rapporti, be’ ieri ero lì che mi ci rotolavo in terra facendo le gare con le moto di Elias o a costruire torri di lego, alla faccia della formalità.
Dialisi? Si va.. La prima stanza è un po’ “macchinosa”, trovo un po’ di gelo, tutti molto anziani alcuni poco propensi allo scherzo, altri sereni, ma è la forza che manca, e quando te ne rendi conto ti tieni stretta la tua,di forza.
Nella seconda stanza, una signora di cui non ricordo il nome non stava bene, le faceva male il braccio, cerchiamo un’altra posizione con l’infermiera, poi si distrae un po’, mi racconta dei nipoti.
Mi volto e trovo Francesco, giovanissimo, lavorava a Careggi, ci mettiamo a sfottere i professori, parliamo di quanto son difficili le relazioni umane..di come la gente scappi, è stato strano mi sembrava di parlare con un amico che conoscevo da secoli.Una bella persona, con un forte attaccamento alla vita.
Intanto Forma non so con chi era, comunque continuava a sFORnare musica da culo.
Per finire special guests.. Gino & Gino!! Finalmente li ho conosciuti, abbiamo raccontato loro di quanto sono famosi, che tipi.. da morir da ridere…
Basta, mi sembra di essere stata abbastanza pallosa, ma mi piace condividere questa mia pallosità con voi.. perché vi sento, anche se sono qua sola alla lucina opaca del sole che se ne va, vi abbraccio.uno.per.uno.
Panzanella
“.. un’insalata di pan bagnato e cipolla trita
colle porcellanette e citriuoli
vince ogni altro piacer di questa vita
considerate se aggiungessi basilico e ruchetta”

Nota di Formaggino:
Non ho altro da aggiungere, salvo che Panza a me proprio mi tocca il cuore, come poche altre persone sanno fare. Io da vecchio voglio che sia lei a curare la mia carcassa. E così, come uno zio scemo che vuole troppo bene alla nipote, non mi sento di intervenire sul virgolettato fiorentinismo che lei usa in merito ad una stanza n po’ movimentata. I lettori sapranno perdonare questo nostro spirito un po’ da osteria.
Vi amiamo tutti.