Lettera del dott. Pan a Patch Adams

Ciao Patch, Salve Signor Patch, Hey Patch…. non so bene da dove iniziare ma devo iniziare e lo farò.

E’ la prima volta ti scrivo e quindi è giusto che io mi presenti. Sono Andrea.. anzi no… mi voglio presentare con la persona che sento veramente… sono il Dottor Pan! Da quasi quattro anni faccio parte di un progetto di clown care nell’ospedale di Ponte a Niccheri a Firenze. Noi “passeggiamo” con le persone che troviamo nel reparto di Dialisi, Psichiatria ed in sala prelievi. Il perché ho iniziato a metter un naso rosso beh.. non lo so; non è che l’ho deciso, l’ho sentito. L’ho sentito nel momento in cui mi guardavo intorno e vedevo che continuavo a lamentarmi per il TUTTO che avevo, l’ho sentito quando tornando da Cuba un uomo di strada sorridendo mi disse “SORRIDI ALLA VITA PER CIO’ CHE TI HA DATO”, l’ho capito quando ho perso mia mamma, l’ho capito quando ho visto persone andarsene…quando persone che stavano peggio di me mi incoraggiavano ad alzare la testa… l’ho capito quando ho visto che con il mio naso posso regalare un sorriso. E quindi mi son detto… la vita è strana, dura… spesso cattiva, darò scorta di buon umore…un bambino…non sa cosa gli si prospetterà davanti…ecco io gli faccio il carico di sorrisi…un anziano ha già passato la sua vita…ecco, se non è stata delle più felici io voglio ridargli quella serenità persa… e così con ogni persona di ogni età.

Qualche settimana fa son tornato dalla Bielorussia, precisamente dalla città di Gomel. Li, con altri due clown, Nuvola e Pasticca, siamo andati a trovare nuovi amici. Gomel è una città della Bielorussia che è stata colpita per quasi l’80% dal disastro nucleare di Cernobyl…per quanto siano passati quasi venti anni beh…la situazione non è ancora migliorata. Si muore.. ci si ammala, si piange.

Sono passate quasi tre settimane…e porto ancora dentro il loro ricordo, i loro sorrisi, la loro forza, il loro dolore… mi sento dire… “Pan, la tua realtà è qui ora”, ed io rispondo che non voglio accettarla, come si puo’ andare avanti così? Come si puo’ far finta di niente? Non voglio riabituarmi alla mentalità di questa società, non voglio esser indifferente… una poesia mi ha accompagnato in questo viaggio.. poesia di un poeta amato da un ragazzo sognatore… Vittorio Arrigoni, il suo motto era RESTIAMO UMANI! Leggi di lui Patch, di questo ragazzo barbaramente ucciso da Israele per la sua unica colpa che era quella di una Palestina libera… la poesia fa così…

THINK OF OTHERS
Mahmoud Darwish

As you prepare your breakfast, think of others
(do not forget the pigeon’s food).
As you wage your wars, think of others
(do not forget those who seek peace).
As you pay your water bill, think of others
(those who are nursed by clouds).
As you return home, to your home, think of others
(do not forget the people of the camps).
As you sleep and count the stars, think of others
(those who have nowhere to sleep).
As you express yourself in metaphor, think of others
(those who have lost the right to speak).
As you think of others far away, think of yourself
(say: If only I were a candle in the dark).

PENSA AGLI ALTRI

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti , pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.)

Ed ora io penso… perché non posso vivere pensando agli altri? Perché non posso risalire su un aereo, un pullman e portare serenità e speranza dove una bomba, una catastrofe, la povertà o un potente se l’è portata via? Perché non posso vivere senza lavorare nel negozio di scarpe che mi tiene al guinzaglio per i soldi che mi porta a fine mese? Perché mi sento incatenato e costretto a viver con questo peso sul petto? Cosa devo fare? Cosa posso fare?

Ti abbraccio forte.

Dottor Pan

A Marzo del 2008 ho condotto 2 gruppi-per 1 settimana alternativa durante la pausa primaverile del collegio – viaggio con 20 clown ciascuno, a Port-A-Prince, Haiti. Abbiamo trascorso il tempo occupandoci dei bambini che muoiono di fame, bambini che muoiono di AIDS e bambini con profonde disabilità fisiche e mentali, come il bambino affamato sopra (SULLA LETTERA MI HA ALLEGATO UNA FOTO), con grave idrocefalo e senza rotule.

27 ottobre 2014

Caro Dott. Pan (Andrea),
che lettera profonda. Grazie.

Nel mio mondo, quello che mi hai scritto è la prova che il mondo è un posto che non è sano, e questo in modo drammatico. E allora… mettiamoci a lavoro! Con un bel sorriso. Io la chiamo la “rivoluzione d’amore”. Benvenuti. Ti mando anche il mio documento di presa di posizione, due miei libri e il film girato da un regista italiano che racconta come nel marzo del 2002 ho accompagnato per 4 settimane un gruppo di 22 clown, provenienti da tutti e 6 i continenti del mondo, e portato 10 tonnellate di aiuti umanitari in Afghanistan. Non so se sai che mio padre è morto nel 1961; io avevo 16 anni, avevo vissuto in Europa (dal 1954 al 1961), poi mi sono trasferito nel sud degli Stati Uniti e mi hanno messo in una scuola dove erano ammessi solo i bianchi. Sono uscito di testa. Non riuscivo a credere che il mio paese fosse così falso, che la religione fosse falsa e che il mondo degli adulti fosse un tale motivo di vergogna. Durante gli ultimi due anni delle scuole superiori sono stato picchiato spessissimo dai miei compagni. Per tre volte, tra il 1962 e il 1963, sono stato ricoverato in un ospedale psichiatrico per aver tentato il suicidio. Tra il secondo e il terzo ricovero in ospedale ho assistito al famoso discorso tenuto da Martin Luther King Jr. “I have a dream”. Nel terzo ospedale ho capito: “Non uccidersi, ma fare una rivoluzione!”, in questo caso una rivoluzione di amore e  questo ha guidato la mia vita ogni secondo. A partire dal 1963, questo pensiero è stata la mia guida, per ogni singolo secondo della mia vita. Quando leggo la tua lettera , senza conoscerti , (sono stato più volte a Cuba in questo periodo) resto profondamente colpito dall’amore che hai verso le persone. Ti consiglio di non trasformare gli orrori di cui parli in pesi, altrimenti questo ti ruberà tanta energia. Io e la mia compagna, Susan, chiamiamo questo atteggiamento “l’Esserezza” (cioè, quello che è così, è così). Se non ti piace com’è, cambia ciò che hai intorno. Susan ha una scuola di pensiero per i cambiamenti a livello sociale: La scuola per riprogettare la società. Quello che si chiedono è: “Cos’è che vuoi?” “Qual è il progetto (o i progetti) per ottenerlo?”. Fa ciò che ti rende felice e ti dà energia. Per quanto riguarda me, in tutta verità, io sono un clown che è anche un dottore e non il contrario. Sia come dottore che come clown, voglio aiutare quelli che stanno soffrendo. Per poterlo fare ogni giorno, non posso lasciare che siano dei “pesi” a motivarmi. E’ pensare di prendersi cura degli altri.

Amo la poesia, grazie per le poesie che mi hai mandato. Ho quattro libri di Darwish e ho letto le sue poesie in Palestina. Io e Susan facevamo 2 ore di spettacolo di poesia (io conosco 4 ore) e musica (Susan è una pianista di concerti di Chopin, Schumann-sue proprie composizioni).

Siamo collegati a tantissime persone – la solitudine è la peggiore condizione che ho mai riscontrato nelle altre persone.

Dalla tua lettera, credo che tu sia una donna meravigliosa.

In pace e amore

Patch