09 agosto 2008

Pubblicato da Radic il

Era da qualche mese che non vedevo Forma… è stato davvero bello fare di nuovo un turno con lui! Il turno con “Fromage” inizia sempre al parcheggio del Decathlon di Prato e durante il viaggio che ci porta a Ponte a Niccheri le parole sono l’elemento predominante, non esistono spazi vuoti ma solo bei discorsi che riempono la mente e fanno bene all’animo visto che le idee coincidono (discorso contorto ma forse lo avete capito:D).
L’ospedale era pressoché vuoto, a cominciare dalla sala prelievi… abbiamo quindi proseguito con l’intenzione di dedicare la maggior parte del nostro tempo alla dialisi. In pediatria abbiamo incontrato alcune mamme con neonati ma non ci siamo soffermati, abbiamo solo interagito con Leonardo, un bambino di 7 anni che era in una delle stanze con la mamma e il fratellino degente. Dopo qualche risata ed un palloncino, siamo andati verso la dialisi… durante il tragitto abbiamo incontrato una signora molto gentile che ci ha ringraziato per quello che facciamo (è gratificante quando si incontrano persone così) e abbiamo scambiato due chiacchiere con altri pazienti che aspettavano nella saletta d’attesa delle ecografie (o radiografie, non lo so con certezza…). Siamo quindi andati in dialisi dove ho prima parlato con la signora Eleonora di cavoli e zucchine e poi con Franco… e basta!!:) infatti,mentre Formaggino si girava tutte e tre le stanze (la quarta era chiusa), io sono stata intrattenuta da Franco e dai suoi aneddoti sulla sua gioventù e sulla sua famiglia! E’ stato divertente starlo ad ascoltare, è una persona davvero molto piacevole!! Mi è dispiaciuto un po’ non avere parlato anche con gli altri, però sono stata contenta della scioltezza con cui mi parlava Franco e della sua voglia di confidarsi e di raccontarmi cose anche abbastanza personali!Dopo un po’ (sinceramente non so quanto tempo fosse passato) Formaggino è venuto a recuperarmi e insieme siamo andati a salutare gli altri – pazienti e infermieri – prima di lasciare l’ospedale.
Turno tranquillo ma non meno pieno degli altri… una cosa che mi lascia sempre un po’ perplessa è quando si incontrano persone, come alcune di quelle che abbiamo incontrato nella zona ecografie stamattina, che ci chiedono che cosa facciamo in una zona in cui di bambini non c’è neppure l’ombra… E’ normale che la gente pensi che noi esistiamo solo per fare ridere i bambini? Forse sì… ma se sapessero che tipo di situazioni ci siamo trovati ad affrontare nel reparto più ovvio, forse smetterebbero di pensare che “l’abito fa il monaco” (tanto per citare Forma)!!!

Un bacio a tutti, spero di rivedervi presto…
Rimba

Nota di Formaggino (ormai per tutti “Forma”, anche se tutt’altro che… in forma!):

Va be’… è agosto, fa caldo, sulle autostrade c’è il BOLLINO NERO, come su alcune banane c’è quello blu… su alcuni film c’è quello rosso…
Sapete, quell’aria di ferie, di smobilitazione… Si trova chiuso persino il gabbiotto del parcheggio, dove solitamente troviamo i nostri cari amici che ci accolgono per primi, a P. a N. (curioso! Ponte a Niccheri, scritto in forma di sigla, corrisponde al nome clauno del nostro amato Alessandro Mereu… non ci avevo mai fatto caso, prima d’ora… vedi a cosa può servire un Agosto?). Sì… magari c’è bisogno anche di “staccare” e non c’è niente di inumano in tutto questo. In questi momenti, però, penso ancora di più a chi NON PUO’ “staccare” un bel piffero. Mi spinge a una simile riflessione, soprattutto il contatto con gli amici dializzati, sempre, immancabilmente “attaccati” ai loro robot salvavita…
E noi, a cosa siamo attaccati? A noi, cos’è che ci salva la vita? Forse la fuga dalla banalità, dalle facili “gratificazioni” che ci fanno credere di essere qualcosa di più che simpatici perditempo…
Oggi ho sentito forte forte l’importanza di ammattire un po’, prima di entrare in ospedale. Voglio dire, l’importanza di abbandonare quell’inutile senso formale di “ruolo” e dar spazio alla natura autentica che sta dentro tutti quelli come noi, che sentiamo poesia nel vestirci come degli squilibrati, ma che abbiamo ancora bisogno di un camice e di un accattivante nome d’arte che ci possa “sdoganare”.

Stiamo vivendo un bel sogno, ma siamo ancora lontani dalla capacità di tirarci dentro quelli che – con parole mute – ci stanno chiedendo di farlo.

Scusate, ma oggi me sento un po’… er medico… ha ha ha!!!

Formag


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