2 aprile 2008

Pubblicato da Radic il

Vorrei essere sempre al top come i primi turni invece un po’ ti acquatti, ma è normale. Sono stanca stamani un po’ sotto tono, come lo sono in tutto quello che faccio in questo periodo, ma continuo a camminare…
Parto con netto ritardo, mando un messaggino a Formaggino (lo so fa schifo ma faceva rima..). Ci troviamo direttamente in pediatria. Dalla regia ci avvertono che ci sono anche le prove allergiche, son contenta, non le avevo mai fatte.
In sala d’attesa troviamo Alessia e Sofia, due rocce. Fanno velocissimo, noi giochiamo, Forma accende il “posteriore” e via!
Devo dire che il mercoledì la pediatria è molto folta.. mi piace, vabbè mi dispiace..
Arriva anche Elia, con tanto di stivali della mamma ai piedi, iniziamo a fare bolle di sapone ma le femmine.. le scoppiano tutte loro…vogliono sempre avere l’ultima bolla.
Continuiamo il giro andiamo da Niccolò e Filippo, 1 settimana e 3 mesi, che sono al mondo.
I genitori di Filippo sono spaventatissimi per le apnee del bambino e li capisco. Forma ci chiacchiera un po’ io mi sento inutile, la mamma di Niccolò mentre se lo stringe forte a sé , ci racconta che non si era accorta che non le veniva il latte, tanta fatica per poppare e poi non esce nulla…
La padrona della stanza fucsia è Maisun (non credo proprio si scriva così), dalla Tunisia…si innamora del mio nuovo cappello del mio naso, in poche mosse mi spoglia. Facciamo le bolle mentre la pediatra la visita. La dottoressa è stata molto, molto carina e collaborante nel nostro gioco, c’è stata proprio una bella sinergia.
Veloci in dialisi, dove tutti brontolano Formaggino perché non si è fatto vedere la settimana scorsa e allora capiamo che il telefono senza o con i fili di mercoledì non ha funzionato. Però è stato bello sentire tutte queste proteste, vuol dire che hanno davvero sentito una mancanza.
Si inizia con i Gini sempre in splendida forma.. Gino junior è un po’ riottoso nei confronti di questa maledetta/ benedetta dialisi, dipende dai punti di vista..
Tutti abbastanza nella norma, scambiamo le solite quattro chiacchiere, solo Anselmo lo abbiamo trovato un po’ giù.. gli acciacchi si iniziano ad accumulare, piccole cose iniziano a fare grandi danni. E poi Ernestina, quando siamo arrivati si lamentava tantissimo, non sta bene… per niente.
La coccoliamo e ce ne andiamo.. un po’ così..
E mi guardo e mi dico che c’è anche questo.
Panzanella

Stavolta faccio un’aggiunta progressiva, cioè scrivo leggendo in parallelo quello che ha scritto Panzanella. Una premessa: ero tutt’altro che energico, ieri mattina, reduce da una nottata delle mie, segnata da un’ipoglicemia nel bel mezzo del sonno più profondo. Fatto sta che mi sono svegliato un po’ intorpidito e mi sono incamminato verso Ponte a Niccheri con la gioia di ritrovare Panzanella, la sua energia, il suo entusiasmo, tipico di tutti voi giovani…
In attesa di Panzanella, che è in leggero ritardo, vado subito in pediatria, così ho il tempo per farmi illustrare la situazione da Donatella (una delle infermiere, a lei, come a poche altre, ci lega un consolidato rapporto di fiducia e intesa, che vorrei tanto potesse svilupparsi presto con il resto della squadra). Incontro una delle dottoresse, la quale fa alle infermiere una battuta su “facce non allegrissime” che avrebbe visto in precedenza, allora mi permetto di farle osservare che anche alle dottoresse non farebbe male sorridere un po’ di più: spero abbia capito che non scherzavo. He he…
Arriva Panza. Vai, pronti per una nuova sfida. Troviamo subito le due piccole, una di 6 anni, l’altra di 4. Devono sottoporsi alle prove allergiche tutte e due. Fortuna ha voluto che il tempo fosse sufficiente per instaurare un minimo di rapporto di fiducia tra noi e le bimbe (e anche le loro mamme!). La condizione indispensabile affinché la nostra presenza in quel reparto abbia un senso. Giochiamo insieme, riusciamo a spigare loro ciò che le attende, in modo “leggero”, non terroristico. Qualcuno pensa si debba ancora discutere se sia il caso di informare, piuttosto che cogliere un bambino di sorpresa? Qualcuno pensa ancora sia giusto “fregare” il piccolo paziente? Io a 4 anni ero più intelligente di quanto lo sono adesso, di conseguenza sono portato a pensare che la maggior parte dei bambini di quell’età sia in grado di capire moltissimo! Ha funzionato. Le bambine hanno vissuto la prova con grande serenità.
Maissoun, 2 anni e mezzo, si è appassionata a Panzanella più di quanto lei stessa non abbia compreso. La gioia, negli occhi della piccola e negli occhi della sua mamma, era inequivocabile. io sono stato un po’ da parte. Come poi lo è stata Panza mentre parlavo con i genitori del bimbo andato in apnea. Lei si sarà anche sentita inutile, ma io penso che quando uno di noi è in un posto dove sta imparando qualcosa, sta sentendo un’esperienza, sta incontrando delle persone, il concetto di inutilità si riduca a pura astrazione.
Salto alla dialisi. Parentesi: la settimana scorsa mi ero fidato della dottoressa che mi aveva risposto al telefono, la avvertivo della nostra impossibilità di andare in dialisi, le chiedevo di salutare per noi tutti i pazienti. Non lo ha fatto. La prossima volta – dovesse accadere –chiederò del caposala.
Gino 2 è arrabbiato e preoccupato: dopo anni di interventi “sfortunati” (maldestri?), deve subirne uno all’anca, gli devono mettere una protesi. Lui è pessimista, ma – mentre Panza parla fitto fitto con Gino 1, non so di cosa… – io e l’infermiera gli spieghiamo quanto debba avere fiducia, perché anche statisticamente è impossibile che ad un individuo vada sempre TUTTO storto… Facciamo il tifo per lui, incrociamo dita, preghiamo, accendiamo incensi… insomma, ognuno faccia ciò che è nelle sue corde, ma rivolgiamo il nostro pensiero più benevolo al nostro amico Gino 2. Altra roba è quella che riguarda Anselmo, che deve risolvere un problema “strategico” notturno: lui ha bisogno di alzarsi, di tanto in tanto, ma è capitato che sia caduto un paio di volte, nell’ultimo periodo, così chi gli vuole bene e teme per la sua salute, non vuole che lui si alzi. Ma a lui, così, prende il nervoso e gli si guasta la nottata. Ne ho parlato con delle infermiere e spero avvenga una svolta positiva al più presto. Ernestina, poi, sta molto male. Il suo sorriso non l’ho più trovato: dietro la mascherina dell’ossigeno, mi ripeteva solo “Sono malata”. Mi veniva da piangere, ma ho subito tirato fuori una cipolla ed ho iniziato ad affettarla, mentre iniziava a scaldarsi l’olio, nella padella… m’ha preso per mano Panzanella… e m’ha portato via.
Un fraterno abbraccio a tutti.
Formag


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