26 Aprile 2008

Pubblicato da Radic il

Cari clowns,
con la testa ancora piena di tanti ronzii (belli e meno belli) mi accingo a scrivere il report di un turno molto bello sia per la compagnia (era veramente tanto tempo che non facevo un turno con il mitico Formaggino) e sia per le belle cose che ci sono successe in ospedale… Scusate gli eventuali errori di “confusionamento” mentale ma è molto tardi e la Diletta oggi è stata più impegnativa del solito (leggi le sto togliendo il pannolino ed è una faticaccia)… Il mio turno inizia esattamente alle 7:50 quando mi squilla il telefonino e un Simone un po’ assonnato risponde prima di me… è Formaggino che mi chiede se ho un mp3 perché il suo era quasi scarico… io gli rispondo che forse sono l’unica nel mondo a non averlo ancora…. pazienza il nostro “culo sonante” oggi ci sarà per poco tempo… Arrivo all’ospedale un po’ frastornata, un po’ stanca fisicamente ma piena di entusiasmo e voglia di fare (e con un carrello di giocattoli!!!!!!!), con la mia andatura buffa tutta gobba sul mio carrello della spesa entriamo in ospedale e ci dirigiamo in pediatria, dove finalmente conosco la nuova caposala. Lasciamo i giocattoli e chiediamo se ci fosse qualche caso particolare, le infermiere ci dicono che si trova ricoverato solo un bambino di pochi giorni con un po’ d’ittero per il resto niente pazienti, sono bambini molto piccoli a fare dei controlli. Dopo aver parlato un po’ con la mamma di Martino (il bambino con l’ittero) salutiamo pediatria e ci dirigiamo verso la sala prelievi, qui troviamo un po’ di persone in fila ad aspettare il proprio turno… (Devo dire la verità con il fatto del ponte del 25 Aprile oggi all’ospedale non c’erano molte persone né tantomeno nella sala prelievi.) Per allietare le persone in attesa leggiamo (sarebbe meglio dire declamiamo) alcune poesie di Benni e di Freak Antoni che devo dire la verità hanno riscosso molto successo, io nel frattempo avevo portato una specie di marionetta a forma di totano con i tentacoli molto lunghi e mi avvicinavo alle persone di nascosto e appoggiavo sulla spalla la marionetta suscitando lo spavento dei più. Dopo aver portato un po’ di scompiglio in sala prelievi decidiamo che è l’ora di venire via e andiamo verso la dialisi… Mentre ci dirigiamo verso la dialisi ci fermiamo a scambiare due parole con Giovanna, l’addetta che si trova al banco dell’URP (che in realtà non è una parolaccia ma l’abbreviazione di Ufficio relazioni con il pubblico), ne scaturisce un sano e costruttivo scambio di opinioni, molto positivo. Passando per i corridoi vuoti (ad esempio era vuota anche le sala d’aspetto dei gessi che solitamente è sempre piena) mi veniva un certo sconforto e mi veniva da pensare a tutte quelle persone che nonostante i ponti e le festività erano costrette, loro malgrado, ad andare all’ospedale. Arrivati in dialisi chiediamo subito agli infermieri come sta Anselmo e loro ci dicono che è ricoverato nel reparto di fronte, ne approfittiamo e andiamo a trovarlo; lo troviamo un po’ affaticato e provato, apre gli occhi ci guarda e ci dice di essere veramente stanco e si scusa con noi ma vuole dormire. Lo accontentiamo e ci dirigiamo verso il reparto di dialisi. Iniziamo il nostro giro e complice, sicuramente il bel tempo, tutto ci appare più rilassato e disteso quasi tutti hanno una gran voglia di parlare e di intrattenersi con noi a partire Lorenza che oggi stava un po’ meglio fino a quel signore anziano che ha sempre la cresta in testa (volevo dire i capelli sempre tutti ritti) che appena mi ha visto ha voluto che andassi subito da lui. Anche Matteo aveva visite, infatti c’era un suo amico al quale stava spiegando il funzionamento del macchinario (io ci manca poco che svengo comunque sono stata bravissima e non se n’è accorto nessuno!). Volevo fare una considerazione: è stato veramente buffo vedere l’amico di Matteo in reparto, primo perché di ragazzini così giovani per fortuna se ne vedono pochi e secondo perché Matteo è veramente fortunato ad avere degli amici così cari che di sabato e per giunta di ponte lo vengono a trovare e lo sostengono, questa cosa mi ha fatto specie e mi ha fatto veramente piacere, non so se ho reso esattamente l’idea di quello che volevo trasmettere. Finito il turno siamo passati a salutare i ragazzi del bar con i quali è sempre piacevolissimo fermarsi a parlare. Che dire? Dire che sono felice e che questo progetto mi appaga sempre di più sarebbe ripetitivo e scontato…. purtroppo questo è quello che ancora una volta sento dentro di me. La felicità che dopo ogni turno mi pervade mi fa affrontare la vita e i problemi in un modo diverso e più scanzonato. Grazie a tutti un abbraccio un po’ assonnato.

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