27 settembre 2008

Pubblicato da Radic il

Una settimana dopo il turno con Nuvola, avevo un altro turno, con Formaggino… ci siamo incontrati a Prato e siamo partiti subito verso l’Antella, parlando per strada di diverse esperienze che dette proprio da Formaggino uno riflette e capisce tante cose.
Siamo arrivati al parcheggio dell’ospedale, ci siamo incamiciati, abbiamo messo i nostri nasini rossi e siamo entrati in sala prelievi tutti e due camminando lentamente e silenziosissimi… la gente ci vedeva e rideva. Abbiamo salutato tutti, abbiamo scambiato qualche parola, detto qualche battuta e poi siamo andati tutti tranquilli in pediatria dove c’era un bambino che si chiamava proprio come Formaggino, però non Formaggino ma Mirko, un bambino tutto simpatico con gli occhi azzurri e i cappelli ricci, Formaggino gli mostrava i disegni fantastici che la Donatella (infermiera/pittrice del reparto di pediatria) ha fatto sui muri della pediatria dicendogli ogni tanto qualcosa che la faceva ridere e lo distraeva.
Ha fatto il prelievo piangendo però l’importante è che subito dopo ha smesso come se gli avessero fatto una magia. Poi ha cominciato a giocare con le bolle di sapone che facevamo noi (anch’io sono riuscita a fare delle grosse bolle dopo che Formaggino mi ha rivelato il ‘trucco’) e il piccolo Mirko rideva mentre noi scoppiavamo delle bolle con il naso rosso. Alla fine Formaggino gli ha regalato un bel motorino ed una tartaruga, fatti con i palloncini. Abbiamo incontrato la Rosa (OSS in pediatria) che carina come sempre ci ha parlato un po’ della sua figliola (sempre facendo la voce di una bambina!). C’era una giovane mamma che aveva appena partorito il suo primo bimbo tutto bellino e piccino, accompagnata da suo marito, tutti e due felicissimi e pieni d’emozioni. Poi c’era un bambino di 8 anni ricoverato per problemi respiratori, del quale non ricordo il nome perché per tutto il tempo che ci siamo fermati li lo chiamavamo ‘professore’ e non potete immaginare quanto gli andasse bene quel titolo. Era un bambino, come dire, un po’ chiuso oppure silenzioso e rubargli dei sorrisi era proprio soddisfacente! Abbiamo fatto un bella chiacchierata anche con i nonni del “professore” e con il bambino stesso, che ogni tanto ci chiedeva di tradurre qualche parola in inglese. Dopo questo, ci siamo diretti in dialisi ma abbiamo incontrato in ascensore un infermiere che andava nel laboratorio analisi e tutti incuriositi siamo andati dietro a lui per vedere tutte quelle apparecchiature: l’elettroforesi, la stanza dove si facevano delle analisi con tutte quelle provette di sangue… Dopo di queste siamo andati in dialisi ed abbiamo parlato un po’ con tutti i pazienti, ovviamente con quelli che non dormivano. C’era il sig. Franco; il signore accanto a lui che mi ha parlato delle sue figliole, della famiglia e un po’ del tempo della sua gioventù, l’ho trovato molto ottimista e mi ha fatto tanto piacere parlarne con lui come anche con tutti loro, parlare di alcune delle esperienze del loro passato. La signora Eleonora, con la quale avevo parlato anche la settimana prima e mi sono emozionata tanto quando m’ha detto che ricordava il mio nome e anche di ciò che avevamo parlato l’altra volta. Parli un po’ con tutti e via via vengono su dei discorsi che nemmeno immagini!
E come ho stradetto ormai, ogni turno è speciale, un’esperienza unica e insostituibile che ti fa capire sempre di più e ti fa crescere ogni volta di più. Devo ringraziare Formaggino per la sua tranquillità, per tutti i consigli e per la fiducia che ha in noi.

Farfallina (Ola)


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