5 marzo 2008

Pubblicato da Radic il

Il turno di questo mercoledì è stato molto intenso. Me l’aspettavo e ne sono stato contento. Come spiritelli gelatinosi, s’agitavano in me sensazioni diverse: pregustavo la soddisfazione di consegnare – a nome di tutto il nostro gruppo – due belle targhe con foto a Lorenzo e Lorenza, i due adorabili addetti al parcheggio dell’ospedale (da molti mesi ci accolgono come veri amici e un piccolo pensiero era il minimo che meritassero!), avvertivo un po’ il peso della responsabilità di “tutorare” degnamente Tamara, la nostra ospite statunitense, che parla assai pochino la nostra lingua (addirittura meno di quanto io parli la sua!), mi pungolava la curiosità di conoscere la persona incaricata di sostituire Chiara, la caposala che lunedì scorso è andata in pensione (per la cronaca, per qualche mese ci sarà Giovanna, una faccia nuova, per noi… carina e gentile). Per inciso, a Chiara va il più affettuoso e carezzevole saluto, da parte mia, di Formaggina, di Nuvola e Campanellina, oltre che di tutti i ragazzi che in questi mesi l’hanno conosciuta.
La pediatria presentava una situazione pressoché regolare: alcuni neonati vicini ad essere dimessi, un bimbo di una quindicina di mesi con una noiosa dissenteria, ma forte e giocoso, come i suoi bei genitori (che hanno giocato volentieri con me e Melina). Mi è spiaciuto un po’ il fatto di rivedere Matteo, 13 anni, che a Ponte a Niccheri ci sta quasi facendo il viottolo: lo abbiamo trovato scocciato e ingobbito sulla sua PSP. Mi inquieta l’idea di ragazzini che passano ore davanti a uno schermo di pochi cm quadri… mi dà l’idea che ottunda la mente. O forse sono io tanto ottuso da non capirne la bellezza e l’utilità? Voi cosa pensate di queste cose?
Nella stessa camera di Matteo, due bambine davvero splendide: una di poco più di un anno, l’altra di cinque, ambedue molto vivaci e comunicative, altrettanto le loro mamme, ben disposte al sorriso e allo scambio d’umanità.
C’è di nuovo che adesso, il mercoledì è anche giorno di prove allergiche. Ma non siamo stati utili alla causa, perché non si sono incastrati a dovere gli orari: in coincidenza con gli appuntamenti, noi eravamo diretti in dialisi. Non voglio annoiarvi con la solita riflessione sulla necessità di essere in due posti contemporaneamente…
In dialisi è stato bello. Io sono entrato nella prima camera, mentre Melina e Tamara si sono dirette nell’ultima: avevamo pianificato un’azione “a tenaglia” che si è rivelata efficace. Gino & Gino sono stati contenti di vedere i bei sorrisi delle due ragazze, anziché la mia faccia. Anche Francesco ha dimostrato di apprezzare la “novità”. Io, peraltro, sono felice di aver stretto la mano di Stella (diabetica come me… amo farle coraggio… mi fa sentire coraggioso), sono felice di aver fatto sorridere Giorgina e Margherita, sono felice di aver salutato cordialmente Giorgio e di aver ricevuto da lui (che alle nostre prime visite, si faceva trovare sempre con la mascherina sugli occhi e a malapena ci rispondeva) una risposta ancor più cordiale. Mi ha riempito di gioia!
Verso le 11, Tamara doveva andare perché l’attendeva una lezione, allora Melina l’ha accompagnata in pediatria a riprendere la borsa ecc. Io mi sono attardato un po’ in dialisi, poi mi sono incamminato verso pediatria, ma mentre camminavo “suonante” (ormai tutti conoscono le prodigiose qualità musicali delle mie terga!), sono stato abbordato da un’infermiera di medicina, la quale mi ha invitato a far visita al loro reparto. Ho accettato di buon grado e Melina – che ho successivamente raggiunto in pediatria – ha concordato con me. Così… eccoci impegnati in un “fuori programma” di un certo impatto: MEDICINA… Cosa avremmo detto? Cosa avremmo fatto? Io sapevo cosa ci attendeva e avevo un po’ di nodo alla gola. Abbiamo visitato un buon numero di pazienti, ne abbiamo visti alcuni in condizioni gravi. Quelli messi meglio ci hanno sorriso e ringraziato con grande calore. Le infermiere ci hanno chiesto di includere anche il loro reparto nel nostro progetto. Melina era tranquilla e se l’è cavata da grande. Io… non lo so, ma ho sentito come incoraggiante quell’invito e come un incitamento a crescere ancora, le spontanee risate di quelle persone sofferenti.
Un abbraccio a tutti.

Formag


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